1655: terrore alle valli

Grazie a una serie di «fumetti» (ante litteram) l’Europa si indigna per il massacro dei valdesi

Non siamo in Nigeria, non siamo a Parigi, non siamo nelle torri gemelle di New York… siamo nelle valli valdesi, è la primavera del 1655, non c’è lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante, ma c’è la Congregazione Propaganda Fide che ha il compito di estirpare l’eresia. Di purificare il mondo, o di educarlo secondo la vera dottrina, come sempre fanno gli integralismi religiosi e politici. Non ci sono terroristi, ma c’è il terrore che penetra nelle case di Villar Pellice, di Bobbio, di Angrogna… Le famiglie valdesi sono obbligate a ospitare la soldataglia del marchese di Pianezza, al mattino si scatena il massacro, donne impalate, bambini sbattuti sulle rocce… Si è eseguito, scrivono i superstiti, «tutto quello che i demoni hanno potuto ispirare di inumano, crudele, barbaro; tutta la val Luserna è stata messa a fuoco e sangue». I valdesi se lo sono meritato, con il loro rifiuto di andare a messa, di non uscire dai confini stabiliti, per la loro cocciutaggine nel voler leggere la Bibbia invece di lasciar fare al prete il suo mestiere…

Ma l’Europa protestante si oppone a questo volto micidiale della Controriforma che la vuole colpire a morte. La trincea valdese non deve cadere. Il Léger si rifugia in Francia, di qui lancia un appello di soccorso, l’indignazione si estende, alimentata dagli impareggiabili tipografi olandesi che, con un po’ di sadismo, incidono «vignette» sul tremendo massacro: le immagini e i resoconti si diffondono a migliaia… (un’anteprima di Internet!)

La diplomazia protestante si mobilita presso i Savoia, Gianavello (Rorà) e Jahier (Pramollo) iniziano una guerra partigiana senza quartiere di cui pagano il prezzo le borgate cattoliche della pianura…

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