Cosa aspetta l’umanità a riconciliarsi con Dio?

Un giorno una parola – commento a Geremia 8, 9

Ecco, hanno rigettato la Parola del Signore; quale saggezza possono avere?
Geremia 8, 9

Bisogna che ci applichiamo ancora di più alle cose udite, per timore di essere trascinati lontano da esse
Ebrei 2, 1

Israele – popolo amato, ma dal collo duro – aveva rigettato il bene (cfr. Osea 8, 3) ed ormai viveva in una deriva di illusoria religiosità fatta di vuoto, ma rassicurante formalismo. 

Nei suoi corsi e ricorsi, la storia si ripropone anche con l’avvento di Gesù: la Parola fatta carne venne rigettata dai suoi (cfr. Giovanni 1, 11) in una sorta di autolesionismo dovuto ad una colpevole mancanza di conoscenza (cfr. Osea 4, 6); eppure, mai le Scritture di Israele furono tanto chiare: «Il principio della saggezza è il timore del Signore, e conoscere il Santo è l’intelligenza» (Proverbi 1, 7).

Ancora oggi, nella sua ostinata limitatezza, l’umanità vive immersa nell’empietà, pur restando attaccata ad una religiosità di facciata, in uno stato aberrante, proprio come descritto in II Timoteo 3, 1ss «Sta scritto: “… negli ultimi giorni verranno tempi difficili; … gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l’apparenza della pietà, dopo averne rinnegato la potenza».

Le conseguenze di tale stato di cose le stiamo vivendo in questo tempo di dolore, incertezza e smarrimento. L’idolatria di sé ha portato l’uomo sull’orlo del baratro. 

Cosa aspetta l’umanità a riconciliarsi con quel Padre amorevole che attende guardandoci da lontano e non aspetta altro che riabbracciarci (cfr. Matteo 15, 20)? 

Interesse geografico: