Chiese e razzismo negli Stati Uniti

La United Church of Christ, fra le chiese più impegnate per i diritti negli Usa, riflette sulla propria composizione all'84% di fedeli di pelle bianca, a partire dalla leadership. Un' importante azione di autoanalisi

La United Church of Christ (Ucc), la Chiesa Unita di Cristo, è fra le chiese più impegnate a fianco delle battaglie per i diritti di tutte e tutti, delle donne, dei migranti, delle categorie sfruttate e vilipese.

Eppure i leader della chiesa non hanno potuto fare a meno di prendere atto di come la loro sia «tra le più bianche denominazioni cristiane in America». Per questo il Consiglio di direzione della Ucc ha deciso di lanciare una ampia riflessione in materia che dovrà valutare la «diversità razziale, l’equità e l’inclusione» in tutta la chiesa.

L’annuncio dell’avvio di studi in materia è stato dato il primo settembre con una lettera inviata alle chiese che ricorda proprio come «Nonostante i nostri forti impegni per la diversità razziale, l'equità e l'inclusione, la nostra realtà congregazionale rimane per l'84% bianca senza altra rappresentanza di gruppi razziali o etnici superiore al 6%, secondo il Centro per l'analisi, la ricerca e lo sviluppo e i dati raccolti dall'Ucc, riferiti a circa il 58% delle chiese Ucc». Dato che non tutte le chiese hanno fatto rapporto, si stima che il divario razziale sia ancora più netto.

«Indipendentemente dalle dichiarazioni e azioni pubbliche, tali dati empirici presentano una realtà che fa riflettere per una chiesa che si impegna coraggiosamente contro il razzismo e per lo smantellamento della supremazia bianca nelle nostre istituzioni di fede. La popolazione degli Stati Uniti è per il 62% bianca. Non solo c'è dissonanza tra le nostre aspirazioni dichiarate e la nostra realtà attuale, c'è dissonanza tra molte delle nostre chiese e le comunità che siamo chiamati da Dio a servire».

Ma c'è di più.

«La chiamata perpetua al discepolato significa che tali dati non devono essere un'accusa su chi siamo, ma piuttosto possono servire come un'opportunità per trasformare le nostre tradizioni teologiche, sociali e culturali in modi che si allineino più strettamente con il vangelo che predichiamo. Crediamo che l'unità della chiesa non sia una creazione empirica. È un dono di Dio. Per il potere dello Spirito Santo siamo una chiesa unita e una chiesa unificante».

Arriva in seguito il riconoscimento che spetta anche alla leadership della chiesa offrire un esempio capace di esser in linea con quanto predicato, con quanto messo in pratica ogni giorno nel prestare servizio, soccorso, a chi ne ha bisogno.

Uno sforzo per «Sviluppare un'analisi e un linguaggio comuni che non si possono ridurre al lavoro di una riunione, di un seminario di 90 minuti da inserire in una riunione del consiglio. Deve esserci un impegno continuo per sviluppare la conoscenza e la capacità del personale e del consiglio di amministrazione nel parlare di razzismo, potere e privilegio dei bianchi all'interno della chiesa; analizzare i dati, identificare e attuare interventi e sviluppare una tabella di marcia per l'equità razziale».

Insomma un momento di importante autoanalisi per cogliere le differenti velocità che a volte si creano fra azioni e prassi, fra volontà e stato dei fatti: «In questo momento della storia della nostra nazione, quando il mondo sembra essersi fermato all'incrocio tra coraggio e compassione, le persone di fede sono pronte a vivere la giustizia ad alta voce in modi nuovi. È in questo momento che la chiesa è chiamata ad approfondire il proprio senso, il proprio ruolo. E non lo faremo da soli. Lo stesso Dio che ha guidato i nostri incredibili viaggi negli anni passati è il Dio che ci guida ora».

 
Foto di Macaa

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