Diritti umani, un imperativo comune

L’appello di cinque organizzazioni francesi, tra cui La Cimade, firmato da una quarantina di enti tra cui la Diaconia valdese, esorta il Parlamento ad aprire una commissione d’inchiesta sulle violazioni dei diritti delle persone migranti

Le strade francesi in questi giorni non sono animate soltanto dalle proteste per la riforma delle pensioni; c’è un altro movimento, che forse ha fatto meno notizia (anche se ne parla il sito di Le Monde ieri, accusando la mancanza di dialogo tra governo e associazioni) ma potrebbe avere conseguenze importanti.

La Cimade, organizzazione di ispirazione protestante impegnata da anni per i diritti degli stranieri, insieme ad altre quattro ong, Amnesty InternationalMédecins du MondeMédecins sans Frontières e Secours Catholique, si è mobilitata nei giorni scorsi per chiedere la creazione di una commissione d’inchiesta parlamentare sulla violazione dei diritti dei migranti alle frontiere. Le cinque organizzazioni hanno sottoscritto un comunicato comune, diffuso ieri giovedì 5 novembre, insieme a numerosi altri enti attivi sulle frontiere britannica, spagnola e italiana, tra cui Diaconia valdese (con cui la Cimade collabora, vedi per esempio qui), per un totale di più di 40 soggetti impegnati.

In diverse cittadine di frontiera, da Briançon a Calais, da Dunkerque a Hendaye a Mentone, ma anche davanti all’ambasciata francese a Londra, mercoledì sono state promosse mobilitazioni sostenute a livello locale da associazioni dei territori, per chiedere ai deputati il rispetto dei diritti fondamentali delle persone migranti e dei rifugiati. Centinaia di persone si sono riunite al suono delle sirene, segnale d’allarme per richiamare simbolicamente l’allarme umanitario in corso.

«Le frontiere francesi sono luoghi di violazioni inaccettabili dei diritti fondamentali delle persone rifugiate», quali (ricorda il comunicato) l’assenza totale di qualunque supporto sanitario o sociale, distruzione dei loro rifugi, ostacoli alla domanda d’asilo, non protezione dei e delle minori non accompagnati, repressioni sistematiche, comportamenti brutali che coinvolgono anche coloro che, per solidarietà, cercano di portare aiuto a queste persone. Infatti, accusano le organizzazioni, «di fronte alle mancanze dello Stato, molti cittadini e associazioni hanno portato aiuto alle persone rifugiate. Ma invece di vedere incoraggiata la loro missione, devono affrontare pratiche di intimidazione, molestie, procedimenti giudiziari e in alcuni casi condanne. Tuttavia, il diritto internazionale è molto chiaro: aiutare rifugiati e migranti non è un reato e non dovrebbe esserci alcuna azione penale».

Si assiste quindi, dicono gli estensori del documento, a una sistematica violazione della legge francese e del diritto internazionale anche perché «le persone non sono informate dei loro diritti, non possono chiedere asilo e alcune sono trattenute per ore senza una base giuridica che giustifichi l’arresto».

I dati sullo stato di salute psico-fisica delle persone oggetto di arresti e respingimenti alla frontiera (soprattutto franco-italiana) o che hanno visto i loro rifugi distrutti e hanno subito varie violenze (in particolare alla frontiera britannica) sono allarmanti, constatano le cinque organizzazioni, con particolare gravità nel caso dei minori. 

Nel testo è presente anche un’accusa verso il governo, che rimane «sordo agli allarmi» contenuti nelle «decine di rapporti emessi da autorità pubbliche indipendenti e ong che documentano queste violazioni». I firmatari della lettera chiedono ai deputati e alle deputate di farsi promotori della loro richiesta di commissione d’inchiesta per «indagare sulle frontiere e soprattutto proporre misure affinché i diritti delle persone migranti e rifugiate siano finalmente rispettati».

Foto: via Istock – Una chiesa costruita con materiali di fortuna dai rifugiati alla “Giungla” di Calais, gennaio 2016.

 

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