Messe sacrileghe e pellegrini esclusi

Fra Malaga e Santiago, due notizie che coinvolgono chiese anglicane raccontano il difficile cammino dell’ecumenismo in Spagna

“Messa sacrilega” a Ognissanti: lo “scandalo” per la co-celebrazione dell’eucaristia da parte del prete della parrocchia dell’Incarnazione di Álora (Malaga) insieme a una pastora anglicana, è stato denunciato riprendendo la notizia dalla pagina Facebook della chiesa stessa, con tanto di foto eloquenti (poi rimosse per le polemiche suscitate). La pastora Jenny Lancaster di Newcastle, in città insieme al coro diretto da Jonathan Scott, che qui ha tenuto un concerto il 1° novembre, ha celebrato la messa insieme al prete Juan de Jesús Báez. Non è del resto la prima volta che ciò accade, si legge sul sito di Diario Sur, ma alla fine del 2017 era avvenuto senza polemiche.

Il parroco, ad Álora da tre anni, si è affrettato a scusarsi di fronte «a Dio e alla Chiesa» sottolineando di non aver voluto compiere un atto sacrilego, ma semplicemente un gesto di accoglienza verso la comunità anglicana e la sua pastora, definita «una donna di Dio». Un gesto di comunione, insomma, che però infrange le regole, come specificato in un altro articolo che cita le parole della diocesi di Malaga: «Sacerdoti e ministri cattolici di chiese o comunità cristiane non cattoliche non possono partecipare congiuntamente a una concelebrazione eucaristica, come specificato nel canone 908 del Codice di diritto canonico». 

Il parroco ha chiesto perdono per «la confusione creata da questo gesto ambiguo» ma allo stesso tempo, citando Giovanni 17, 21, ha auspicato uno sforzo ecumenico che aiuti a «superare le differenze» e renda possibile, un giorno, celebrare la comunione insieme.

Che la strada dell’ecumenismo e del reciproco riconoscimento in Spagna sia lunga e impervia è testimoniato da un’altra notizia, riportata dall’Episcopal News Service, che proprio a un “cammino” fa riferimento, al Cammino per antonomasia, quello di Santiago di Compostela.

Anche i protestanti lo percorrono. Ovvio, perché le motivazioni per cui una persona intraprende la lunga marcia (fino a 800 km in 25 tappe, da Saint-Jean-Pied-de-Port in Francia

 a Finisterre) sono le più disparate, non necessariamente spirituali: dalla ricerca di sé, all’exploit sportivo, alla vacanza alternativa, all’interesse storico-culturale (il Camino è stato dichiarato “itinerario culturale europeo” nel 1987 dal Consiglio d’Europa)…

Al termine del percorso, nella cattedrale di San Giacomo viene celebrata ogni giorno almeno una messa per i pellegrini che hanno compiuto l’impresa. Tutti… non proprio. Non è infatti permesso, ai credenti non cattolici, accedere alla “messa di benvenuto” per le centinaia di pellegrini provenienti dalla maggior parte dei paesi del mondo ben 173, dicono le statistiche del 2018.

Da qui l’idea, da parte della Chiesa episcopale riformata spagnola, di creare un “Centro anglicano per i pellegrini” dove “tutti possano condividere l’Eucaristia e dove il clero femminile possa presiedere”; un centro ecumenico progettato «per non escludere nessuno, è un autentico luogo di accoglienza per chiunque» testimonia la volontaria americana Dawn Baity, della Chiesa episcopale St. James di Chicago (la principale chiesa della diocesi). Il progetto nasce una decina di anni fa, sulla scia delle richieste di fedeli anglicani o di altre chiese protestanti, che si rivolgevano alla Chiesa episcopale spagnola per avere supporto su diversi aspetti, dall’alloggio ai documenti. La Chiesa, racconta il vescovo anglicano Carlos López Lozano, «scoprì che migliaia di giovani pellegrini provengono da chiese protestanti e cominciò a offrire loro assistenza spirituale», consapevoli di quanto accade nella cattedrale dove, al momento della messa in cinque lingue, viene detto chiaramente che «se non siete cattolici, per favore non prendere la Comunione, perché la Comunione non è per voi».

La Iglesia reformada episcopal, che ha avuto dall’arcidiocesi la concessione di utilizzare la cappella di S. Andrea per le proprie celebrazioni, ritiene che i pellegrini abbiano bisogno di un altro luogo per riflettere spiritualmente sul loro viaggio. Da qui, quattro anni fa, l’inizio del percorso di ricerca fondi a cura di un apposito comitato, che insieme al United Thank Offering (Uto), ministero missionario della Chiesa episcopale statunitense, ha raccolto i primi 23.500 dollari per acquistare l’edificio a tre piani situato proprio sulla strada per la cattedrale, nel centro storico della cittadina, individuato per ospitare il Centro. Il costo totale ammonta a 5 milioni, il cammino è lungo, ma i pellegrini non si perdono d’animo; e, un passo dopo l’altro…

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