Dio, nostro rifugio

Un giorno una parola – commento a Giovanni 6, 68

Venite, unitevi al Signore con un patto eterno, che non si dimentichi più
Geremia 50, 5

Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna
Giovanni 6, 68

Queste parole le pronunciò Pietro, in uno dei suoi soliti impeti che talvolta gli procuravano i richiami da parte del Maestro.

Il Signore aveva, per così dire, provocato i suoi, ed alcuni lo avevano abbandonato: era proprio difficile stare dietro a quel rabbi fuori da ogni schema. Pietro, insieme con altri restò, ed il Signore, ancora una volta lanciò la sua sfida, ed ecco la risposta di Simon Pietro, una risposta fatta di sole parole, parole vuote, parole più grandi di Simone stesso.

Sì, perché nel momento della disdetta, quando i tempi furono maturi secondo il piano di Dio, Pietro, dimentico dei suoi tanti proclami, abbandonò Gesù al suo destino.

Ecco contrapposte le parole dell’uomo e la Parola fatta carne. Gesù sarebbe stato fedele nell’ubbidienza al Padre, Pietro, in tutta la sua debole umanità, si sarebbe comportato come una banderuola nel seguire la direzione del vento, del nulla.

Nel suo nulla, Pietro osservava la passione del Maestro da lontano; nella sua pienezza messianica, Gesù viveva la passione in prima persona.

Gesù, poco prima, aveva detto a Filippo: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14, 9), e, dopo la resurrezione, sul lago di Tiberiade, il Cristo si comporterà come Padre misericordioso riabilitando Pietro nel segno dell’amore.

L’evangelista Giovanni pone tutte le condizioni per stimolare la fede dei suoi lettori in Gesù Cristo vero Dio e Figliuolo dell’Iddio vivente.

Se Cristo è vero, Dio è fedele, e nella sua fedeltà ci conserverà nell’amore secondo le sue promesse. Le parole di Cristo, Dio fatto uomo, sono eterne e, per questo, non verranno mai meno. Esse saranno un sicuro riferimento per chi crede ed una guida sicura nel cammino verso la verità, già in questa vita. Ecco perché disse: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6).

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