Non piangere sul latte versato

Dalla crisi di un prodotto può nascere il rilancio di un comparto

60 centesimi al litro. È il prezzo che i pastori sardi hanno percepito in questi anni per il latte di pecora che producono da secoli. Il prezzo, di per sé basso, è ulteriormente sceso, spiegano i trasformatori, perché c’è stata una sovrapproduzione di formaggio pecorino ovvero le vendite sono calate. In realtà andrebbe anche capito se nella produzione di formaggio si utilizza solo latte italiano (o sardo) oppure arriva latte da altri stati. 

La vicenda trova corrispondenza anche in molti altri settori del comparto agricolo: specie la frutta ha dei costi di produzione e raccolta che alla fine sono più alti dei ricavi che si ottengono all’ingrosso. Una situazione insostenibile per aziende a famiglie coinvolte. Le immagini delle pesche o delle arance schiacciate dai caterpillar di qualche anno fa fanno il paio con quelle dei pastori sardi che buttano sulle strade migliaia di litri di latte; e per un produttore è davvero l’ultima spiaggia di una protesta buttare al macero il frutto del proprio lavoro.

E nelle valli c’è mai stato un riscontro analogo rispetto ai produttori di latte?

Fino ai primi anni 2000 il Pinerolese aveva puntato su una raccolta comune finalizzata alla trasformazione nello storico caseificio di Bobbio Pellice: un camion raccoglieva il latte dalla val Chisone a Prarostino e val Pellice. I costi di raccolta erano troppo alti rispetto al prodotto movimentato. C’erano (e ci sono ancora, seppur in numeri molto ridotti) dei grandi caseifici che acquistavano il latte del Pinerolese. Il prezzo? Anche in questo caso molto contenuti.

Ma fu proprio da quella situazione di crisi che gli allevatori cercarono un rilancio. La maggior parte dei pastori, escludendo i più anziani e prossimi alla pensione, decise di investire sulla trasformazione diretta. A parte qualche allevatore che ha orientato la propria azienda sulla produzione di carne, sono nati diversi piccoli caseifici individuali dove vengono prodotti i formaggi della tradizione, in val Pellice come in val Chisone. Una scelta che sembra avere risultati positivi per tutto il comparto.

 

 

 

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