La pena di morte, non muore mai!

Oggi è la Giornata mondiale contro la pena di morte. Acat Italia: «Si può essere “giustiziati” per la propria opinione o se si ammazza qualcuno, non vi è più alcuna distinzione in caso di terrorismo»

«L’esecuzione capitale è uno strumento del terrorismo – Fermiamo il ciclo della violenza» è il titolo della Campagna promossa dalla Coalizione Internazionale contro la pena di morte lanciata in occasione della XIV Giornata mondiale contro la pena di morte che si celebra ogni anno il 10 ottobre.

Acat Italia (Azione dei Cristiani per l’Abolizione della Tortura) e la Federazione Internazionale delle Acat (Fiacat), sin dal 2003 sono al fianco delle 150 Ong, avvocati, gruppi locali e sindacati che hanno dato vita alla Coalizione che ha l’obiettivo di veicolare un messaggio comune: l’abolizione universale della pena capitale e della tortura.

Tra le organizzazioni ricordiamo: Amnesty International, la Comunità di Sant’Egidio, la Fidh (International Federation of Human Rights), la Fiacat (International Federation of Action of Christians against Torture), Forum 90 (Giappone), Mothers against Death Penalty and Torture (Uzbekistan).

«L’Onu non ha ancora definito ufficialmente il reato di terrorismo – ha dichiarato a Riforma.it Massimo Corti, presidente di Acat Italia –. Invece il terrorismo è oggi lo strumento, direi il “pretesto”, più utilizzato da governi e associazioni fondamentaliste, per causare morti e persecuzioni nei confronti di gruppi etnici e popolazioni considerate minoranze politiche e religiose. Come Fiacat – prosegue Corti – in questi giorni stiamo chiedendo con forza al Governo del Ciad di abolire dal suo ordinamento la pena di morte, dal momento che oggi in base alle nuove leggi può essere comminata per reati terroristici. La Campagna di quest’anno – ricorda Corti – pone l’accento proprio sul fatto che, come reazione alla minaccia del terrorismo, molti Paesi, tra cui la Nigeria, il Bangladesh, l’India e la Tunisia e il Ciad, hanno deciso di adottare e modificare le proprie leggi contro il “terrorismo” estendendo così il campo di applicazione della pena di morte proprio in relazione agli atti terroristici. Oggi, dunque, si può essere “giustiziati” semplicemente per la propria opinione o se si ammazza qualcuno, non vi è più alcuna distinzione».

Attualmente ammontano a 65 i paesi che mantengono la pena di morte nella loro legislazione, anche per crimini di terrorismo dice Corti: «In Afghanistan e in Pakistan esiste da più di 10 anni, mentre in Cina, Egitto, Ciad e Tunisia le leggi in tal senso sono state adottate proprio tra il 2015 e il 2016, anche se nella loro legislazione era già prevista la pena capitale per alcuni delitti. Il Ciad ha eseguito subito dopo l’approvazione della legge antiterrorismo una sentenza di morte (l’ultima risaliva al 2003); in Pakistan le condanne a morte eseguite si erano invece fermate solo nel 2008».

La Coalizione Internazionale pone infatti l’accento proprio sull’utilizzazione politica della pena di morte per atti di terrorismo da parte dei governi: «queste misure – si legge nel testo lanciato quest’anno – appaiono connotate da un forte valore simbolico in quanto forniscono ai governi una risposta facile e veloce alla minaccia terroristica.

Dice ancora Corti: «La pena di morte per contrastare il terrorismo, oltre a non essere efficace, rischia anche di essere strumentalizzata dagli stessi terroristi che, utilizzando la violenza della risposta degli Stati, possono erigersi a martiri per giustificare le proprie azioni».

Il rischio, sostiene dunque Acat, è quello di accrescere sia gli estremismi che le violenze «in quanto la definizione di terrorismo è così vaga e generica da far sospettare scopi liberticidi dietro questo tipo di leggi».

Acat Italia è tra le associazioni promotrici del sit-in indetto dall’Associazione Antigone per giovedì prossimo, 13 ottobre, alle 10 in Piazza Montecitorio.

«Ancora una volta – conclude Corti – ci troveremo davanti alle nostre Istituzioni per chiedere, e questa volta direttamente al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Ministro della Giustizia Andrea Orlando, garanzie per una rapida approvazione del reato di tortura, ancora assente nel nostro ordinamento italiano, una vergogna!»

Immagine: via publicdomainpictures.net

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