Tutti insieme per i rifugiati

La lettera dell’Arcivescovo di Atene al Consiglio ecumenico delle chiese ricalca i contenuti della recente conferenza Onu a Ginevra

Hieronymus II, arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia ha indirizzato una lettera al segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), pastore Olav Fykse Tveit, per chiedere alla comunità internazionale delle chiese di non lasciare solo il popolo greco nella gestione della crisi migratoria in Europa.

«Urgono interventi sostanziali. Noi crediamo in una manifestazione europea della solidarietà, prima di tutto attraverso la revisione della decisione di chiudere i confini ma anche attraverso sforzi sostanziali per eliminare le cause profonde della crisi». Il sinodo delle chiese di Grecia, scrive Hieronymus, ha seguito «le pene senza fine dei rifugiati affluiti nel nostro piccolo paese», e anche oggi conferma l’impegno delle chiese ortodosse greche affinché i rifugiati non vengano lasciati soli. «Nel loro lungo e difficile viaggio dalla guerra alla pace, centinaia di migliaia di rifugiati sofferenti hanno attraversato, in condizioni drammatiche, il nostro paese, martoriato e sfinito a sua volta dalla crisi economica».

Nei suoi contenuti, l’appello del leader ortodosso coincide con quello lanciato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che il 30 marzo scorso a Ginevra ha richiamato tutti i paesi a condividere una «responsabilità globale» per l’accoglienza dei profughi siriani in fuga dalla guerra civile.

«In cinque anni di conflitto, i siriani hanno perduto la speranza di mantenere le loro famiglie o di educare i propri figli. Le comunità che ospitano rifugiati nei paesi limitrofi sono allo stremo. La sanità, l'istruzione e i servizi pubblici sono senza le risorse necessarie», aveva denunciato il segretario generale dell’Onu. Nel solco tracciato da Ban Ki-moon, l’arcivescovo Hieronymus ha ribadito, in accordo con il governo di Atene, che la Grecia non è in grado, da sola, di fare fronte all’emergenza, e da religioso si è appellato al Cec «affinché personalità della comunità internazionale, dotate di autorità istituzionale, di buona volontà, e le cui voci siano rispettate ed influenti, uniscano le loro forze per risolvere la più grande ondata di profughi sul continente europeo da dopo la seconda guerra mondiale».

«I nostri mari sono diventati tombe liquide. Le nostre isole e la nostra gente stanno con altruismo dalla parte dei disperati. Alla luce dell’autorità di cui siete investiti, vi invitiamo quindi a utilizzare ogni possibile sforzo per porre termine alla guerra civile fratricida nella più vasta zona della Siria», ha concluso, nella sua lettera, l'arcivescovo. Pregando affinché «quelle persone e famiglie non vengano più sradicate dalla loro terra natale, affinché coloro che già vivono come rifugiati riescano a superare i loro dolori».

Foto: By Declaration_ceremony_of_the_Archbishop_Ieronymos_II_of_Athens.jpg: Evripidis Stylianidisderivative work: Lapost - Declaration_ceremony_of_the_Archbishop_Ieronymos_II_of_Athens.jpg, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7998077

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