Uno «status speciale» per gli anglicani contrari all’omosessualità

Lo ha invocato la Chiesa anglicana della Nigeria, che rappresenta la provincia più grande della Comunione mondiale anglicana

Si riaccendono i toni in casa anglicana sulla questione dell’omosessualità.

La Chiesa nigeriana ha chiesto uno «statuto speciale» nella Comunione mondiale anglicana per consentire ai conservatori di mantenere la propria posizione sull’omosessualità.

Inoltre, in una dichiarazione ufficiale, il primate nigeriano, l’arcivescovo Nicholas Okoh, ha fatto sapere che la Nigeria, la provincia più grande della Comunione mondiale anglicana, boicotterà la prossima la riunione del Consiglio consultivo anglicano programmata il mese prossimo a Lusaka (Zambia).

Tale decisione sarebbe scaturita dall’aver appreso la volontà dei delegati della Chiesa episcopale statunitense (Tec) non solo di essere presenti a Lusaka ma anche di votare, a dispetto della decisione presa dai 38 Primati lo scorso 14 gennaio a Canterbury. In quell’occasione, per la Tec – “colpevole” di celebrare dal 2003 matrimoni fra persone dello stesso sesso e di essere favorevole all’ordinazione di ministri di culto omosessuali o lesbiche – è scattata la sospensione per tre anni, che stabilisce che i delegati americani non potranno partecipare alla vita e alla gestione della Comunione, e che i suoi membri non potranno ricoprire cariche elettive né partecipare alle votazioni.

Sul modello dello statuto speciale che è stato concesso recentemente al Regno Unito all’interno dell’Unione europea, il Primate della chiesa nigeriana ha invocato uno «status speciale» all’interno della Comunione anglicana per quelle province che continuano a mantenere una posizione conservatrice sul matrimonio e sull’omosessualità.

La Nigeria fu tra le province che: protestarono contro la consacrazione del vescovo gay americano Gene Robinson nel 2003; boicottarono nel 2008 la Conferenza di Lambeth, la riunione assembleare di tutti i vescovi della Comunione anglicana; e contribuirono all’istituzione della Global Anglican Future Conference – incontro alternativo dei vescovi conservatori - a Gerusalemme nello stesso anno.

La Nigeria aveva partecipato alla riunione svoltasi a Canterbury lo scorso gennaio, nella speranza che delle sanzioni disciplinari fossero imposte alle province liberali. E invece, come afferma l’arcivescovo Okoh nella sua dichiarazione, nel corso di quell’incontro coloro che sostenevano una visione ortodossa della sessualità umana e del matrimonio, hanno avuto la sensazione che ci fosse la volontà portarli ad abbracciare gradualmente la dottrina omosessuale. «In sintesi, dal momento che ogni occasione nella Comunione anglicana dovrà servire a portarci a poco a poco ad abbracciare la nuova cultura del sesso, sarà insensato entrare in una campagna ben orchestrata fatta di reclutamento, ricatto, indottrinamento e relazione malata».

Sembra apparire nuovamente all’orizzonte il fantasma di uno scisma interno alla Comunione anglicana, scongiurato dalla decisione presa a gennaio di adottare una “sospensione” anziché una “espulsione”. Questo risultato, come aveva dichiarato l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, all’indomani dell’incontro, doveva essere letto non come «una fine, ma un nuovo inizio di un percorso da fare insieme». Al momento pare che le strade tra l’ala conservatrice e quella progressista si stiano per dividere definitivamente.

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