Memoria tra mare e cielo a Lampedusa

Una cerimonia interreligiosa ricorda la tragedia di un anno fa, quando sulle coste dell'isola persero la vita 368 persone

Il progetto Mediterranean Hope a Lampedusa nasce all’indomani della tragedia del 3 ottobre 2013, quando un’imbarcazione di migranti affondò causando 368 vittime proprio sulle coste dell’isola. Un’isola che si è trovata direttamente coinvolta nei salvataggi e travolta da un evento la cui risonanza mediatica è arrivata in tutta Italia e oltre, in Europa.

È passato un anno da quel tragico naufragio, si vorrebbe dire che è stato l’ultimo ma sappiamo, dalle continue notizie, che non è così.
A sei mesi dall’insediamento di MH a Lampedusa ci troviamo nei giorni delle commemorazioni di quella data e la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, in stretta e fraterna collaborazione con la parrocchia locale e l’Arcidiocesi di Agrigento, ha organizzato una celebrazione interreligiosa per ricordare le vittime di quel naufragio e tutte le vittime che ancora perdono la vita nei viaggi della speranza verso l’Italia e l’Europa.

Il 2 ottobre, nel pomeriggio, è stato organizzato un momento di incontro, riflessione e preghiera con diverse realtà religiose - tra cui ortodossi, musulmani, mormoni, buddisti e induisti - che si ritrovano insieme per vivere un momento di ricordo e commemorazione. La celebrazione è stata pensata come uno spazio aperto di condivisione di parole e gesti della fede affinché diverse sensibilità religiose, tra le quali quelle dei sopravvissuti e dei familiari che in quei giorni riusciranno a tornare sull’isola per ricordare i propri cari persi in mare, possano unire le proprie voci e preghiere per non dimenticare.
Il luogo scelto è quello del Santuario della Madonna di Porto Salvo, un luogo importante per l’isola e carico di valore simbolico. Lampedusa, terra di transito, di frontiera e di confino, è sempre stata anche un porto franco in cui rifugiarsi e rifocillarsi dalla dura legge del mare. Un luogo che mantiene ben conservate delle grotte all’interno delle quali, chi transitava sull’isola, poteva recuperare viveri e beni di primo conforto lasciati dagli ospiti precedenti e lasciarne a sua volta per i successivi. Un luogo diventato anche terreno di convivenza tra confessioni religiose, nel quale sia musulmani che cristiani potevano fermarsi a pregare.

In questo spazio dalla valenza storica e simbolica, giovedì 2 ottobre sosteremo anche noi per ricordare quanti sono stati sopraffatti da quella legge del mare, dura e spietata, che non si ferma davanti a un’umanità disperata. Un’umanità in fuga da guerre e violenze davanti alle quali non si può rimanere indifferenti, perché ci interrogano sulle nostre responsabilità come Stati e cittadini di un’Europa sempre più fortezza e sempre meno “porto salvo”. Parole, canti e preghiere ci accompagneranno insieme a dei gesti di condivisione. Una rosa dei venti costruita con i legni delle barche recuperate dal mare sarà collocata tra i partecipanti, con i punti cardinali e i venti essenziali per la navigazione. Ma insieme vogliamo ripensare ai punti che ci orientano, che non sono semplicemente venti o direzioni ma sono parole che ci chiamano a un impegno reale e costante: solidarietà, giustizia, speranza e accoglienza. Guidati e guidate da queste parole, che non vogliamo rimangano solo tali, ricordiamo la nostra vocazione di credenti e il nostro impegno verso uomini, donne e bambini che attraversano deserti e mari per costruirsi una vita che non gli deve essere negata.

Questa cerimonia non è solo aperta a diverse sensibilità religiose, ma a tutti e tutte coloro, lampedusani e non, che vogliono condividere questa occasione di riflessione e memoria. E per quanti e quante non potranno essere con noi sull’isola possiamo sicuramente chiedere di accompagnarci con il pensiero e in preghiera, uniti in un ricordo vivo che deve riguardare tutti e tutte noi.

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