Di segni e di visioni. I quattro limoni di Jervé
La rubrica di Riforma fra arte e spiritualità
C’è un genere di pittura che ha il nome, suggestivo e insieme misterioso, di vanitas. Nasce da Qoèlet, dall’Ecclesiaste, dove in realtà non significa qualcosa di vuoto o inutile, ma piuttosto ciò che è fugace, continuamente sul punto di svanire: soffio di soffi, vapore, alito.
Le vanitas in pittura rappresentano insomma oggetti che parlano di ciò che è caduco: oggi c’è, ma già sai che domani non ci sarà.
Nascono in Olanda – e si diffonderanno presto anche altrove – nel Seicento del dopo Riforma: le immagini sacre scompaiono dalle chiese, e la meditazione è ispirata dagli oggetti quotidiani. Perché Dio è presente ovunque, e la mente deve abituarsi a collegarsi a Lui a partire da ciò che gli occhi vedono, ogni giorno.
Così – a ricordare che il tempo a disposizione è limitato, e dunque conviene usarlo bene – in quei quadri compaiono candele spente, libri e teschi. E anche, spesso, i limoni: frutti di lusso, perché in Olanda ce li devi portare; seducenti perché belli, ammonitori perché il gusto aspro rivela una qualità altra rispetto a quella che si vede.
Jervé, pittore del gesto umano nell’era dell’IA, dipinge oggi un Four Lemon Poem (poema, dalla parola greca per “fare”) che risponde a pieno tono al criterio delle vanitas secentesche: quattro limoni, turgidi, dorati – di cui uno però sta già cominciando ad annerire. Accanto ai frutti, due foglie – quelle su cui i giorni trascorsi hanno lasciato il segno: una ha uno strappo, l’altra, quella più indietro, è già secca. Non occorrono teschi o clessidre per dire la naturale caducità delle cose.
Soffio di soffi, il tempo passa come il Signore ha stabilito e alla creatura sta di rendersene conto e trarne conseguenze.
L’artista ha questa responsabilità, mi dice Gustavo Palumbo, in arte Jervé: di dare, con le sue opere, il segno del tempo che scorre senza appartenerci del tutto. E proprio per questo ci chiede di dare frutto – consapevole, anche del suo essere limitato.
Come i limoni del quadro.