Come cambia il Mezzogiorno e che cosa insegna all’Italia
Un convegno del Centro di Documentazione Metodista in collaborazione con il Centro di Ecumene
«Dalla questione ricorrente alla questione dimenticata». Questo il titolo del Convegno promosso dal Centro di documentazione metodista (Cdm) in collaborazione con il Centro metodista di Ecumene che si svolgerà a Velletri dal 27 al 29 novembre. Il presidente del Centro, pastore Luca Anziani, ci spiega il perché di questo appuntamento.
«La storia dell’evangelismo è in gran parte una storia meridionale, tristemente compromessa dagli eccezionali fenomeni di emigrazione che ben conosciamo. Ma al di là di questo dato storico, il protestantesimo ha sempre cercato di analizzare la complessità di questioni culturali, religiose e politiche che si intrecciano nel Mezzogiorno. La “questione meridionale” è stata spesso al centro della riflessione e dell’azione delle chiese evangeliche, basti pensare all’importanza di alcune grandi opere sociali e agi interventi promosso dalla Federazione delle Chiese evangeliche dopo il terremoto del 1980. Insomma, il Convegno si inserisce in una consolidata linea di pensiero e di impegno».
– Nulla di nuovo, allora?
«Tutt’altro. È assolutamente evidente che, ancora di più che in passato, i temi del Mezzogiorno sono quelli del Paese e che la gigantesca sfida determinata dalla crisi delle “aree interne” si avverte nella stessa misura in Calabria come in Lombardia, in Aspromonte come lungo la dorsale appenninica dell’Emilia. In questo senso, ancora una volta, parlare del Mezzogiorno significa parlare del Paese, ed è questo il messaggio che vorrei lanciare ai membri delle chiese evangeliche, per invitarli a partecipare a questo importante appuntamento. Alcuni dei temi in discussione, insomma, hanno un rilievo anche nel Nord, e vorrei dire anche nelle valli valdesi».
– Come avete costruito il programma?
«Abbiamo cercato di bilanciare due esigenze: quella di un aggiornamento della “questione”, raccogliendo contributi di giovani studiosi che ormai da anni ruotano attorno alle attività del Cdm. Le convenzioni con i Cnr di Napoli e l’Università di Salerno ci hanno avvicinato a docenti e ricercatori impegnati “sul campo” ma anche attenti alla tradizione evangelica nel Mezzogiorno. Il volume monografico “Sud Evangelico” della prestigiosa rivista Meridiana dà la misura della concretezza e della ricchezza di questi rapporti. D’altra parte, abbiamo voluto riprendere temi propri della riflessione evangelica: la testimonianza delle chiese di diaspora, il peso della cultura cattolica, i rapporti ecumenici, l’incidenza del lavoro sociale delle opere evangeliche. Tutto questo si riflette anche nelle persone che abbiamo coinvolto: docenti universitari, personalità cattoliche e del mondo pentecostale, evangelici impegnati in varie attività, operatori di Mediterranean Hope».
– A chi vi rivolgete?
«Ai membri delle chiese evangeliche, ovviamente, come è tradizione di Ecumene, ma anche a chi abbia interesse a leggere la realtà meridionale sulla base di analisi oggettive e non dei vecchi luoghi comuni. Il Mezzogiorno cambia più rapidamente di quanto non realizziamo, non sempre in meglio, e questa è la sfida politica che abbiamo di fronte. Tutti, non solo chi vive al Sud».