Quando si apre l’abisso
Abuso spirituale e psicologico, in sette e online: donne e giovanissimi sono le prime vittime. Ne abbiamo parlato con Maria Teresa Pizzulli
«L’abuso spirituale è un tipo di abuso psicologico di cui si parla meno di altri; fino a venti-trent’anni non se ne parlava affatto. Ma è un argomento attualissimo e trasversale, che tocca tutte le chiese e le realtà religiose».
Ne abbiamo parlato con la musicista Maria Teresa Pizzulli, membro del direttivo del Cesap, Centro studi abusi psicologici, che presta assistenza alle vittime e ai loro familiari, spesso coinvolti in situazioni drammatiche. Pizzulli, infatti, si occupa di donne non soltanto nella ricerca musicologica (vedi l’intervista nello n. 39 di Riforma, p. 14) ma anche rispetto alle comunità di fede: «Ci sono comunità sane e altre tossiche, dove le donne e i bambini spesso sono le prime vittime di abuso spirituale».
In alcune sette o pseudosette, in particolare, presunti “maestri” approfittano dello stato di vulnerabilità di persone scelte non a caso, per esercitare una manipolazione e coercizione che sfocia spesso in abuso, nello specifico di donne; questo tema si intreccia infatti con quello della violenza di genere.
Periodicamente, fatti di cronaca sollevano il velo di silenzio che avvolge questa realtà, come nel recente caso di Almese, in bassa val di Susa (To) dove è stato arrestato un uomo (ma altre persone sono indagate) che dietro la copertura di corsi di yoga, meditazione e arti marziali estorceva denaro e beni sottoponendo le sue vittime a un rigido controllo psicologico, coercizione, arrivando agli abusi sessuali, anche su minori.
Di questi temi Pizzulli ha parlato in due incontri, a Napoli e Lentini (Sr). Il primo, il 26 settembre, organizzato dall’Esercito della Salvezza con il titolo «Persone, non merce», era sul tema della tratta femminile (con la partecipazione di una delegazione dell’Eds svedese), all’interno di un progetto che coinvolge diverse associazioni e chiese, «Destinazione donna. Itinerari femminili a Napoli» (II edizione): «Mi sono concentrata su quello che accade alle donne e ai bambini in alcuni contesti, quando la spiritualità diventa strumento di controllo e sono in gioco libertà, dignità, possibilità di scegliere, a volte anche sicurezza fisica o psicologica. Ci sono anche casi sconcertanti di mogli di pastore uccise dai mariti: in certi contesti la parola divorzio è ancora proibita, credenze molto forti scoraggiano la separazione e l’autorità spirituale impedisce alle donne di essere libere e di poter interrompere una relazione per costruirne un’altra più sana».
Per quanto riguarda i bambini, ha approfondito il tema dello sviluppo educativo e religioso, citando i lavori di James Fowler «a partire dagli studi di Piaget, di Erickson sullo sviluppo della persona e facendo un discorso sul pensiero magico, che tutti noi abbiamo, nel periodo prescolare, e che dovremmo abbandonare, in quanto credere in Dio non significa credere nella bacchetta magica».
Citando “Una Carta a misura del bambino”, un lavoro che ha svolto all’interno di un quaderno pubblicato con il Cesap, ha ricordato anche che «il linguaggio deve cambiare, per incoraggiare una fede matura, adulta, sana. Negli Stati Uniti ci sono vari esempi, come il Child Friendly Faith Project, che incoraggia le comunità religiose a proporre un’educazione che tenga conto dello sviluppo dei più piccoli, della loro età, del loro modo di pensare, così da non terrorizzarli con concetti (la bestia, l’anticristo…) che possono impedire il percorso di fede invece di farla crescere».
Ricordiamo che anche nella Facoltà valdese di Teologia vengono svolti dei seminari (uno ha proprio coinvolto Pizzulli e il vicepresidente del Cesap, Luigi Corvaglia), sui temi dell’abuso e della manipolazione mentale attraverso le credenze religiose.
Anche a Lentini (Sr), nell’incontro organizzato sabato 3 ottobre con una buona risonanza dalla locale chiesa battista, sono stati affrontati questi temi, e in particolare, grazie alla presenza della presidente del Cesap, la psicologa Lorita Tinelli, è stato portato all’attenzione un esempio che intreccia il tema dell’abuso psicologico e spirituale con quello della manipolazione dei giovanissimi attraverso Internet. Abbiamo ben presenti i recenti casi di cronaca, in cui ragazzi poco più che bambini si sono avventati armati su insegnanti o compagni perché manipolati da gruppi online.
Lorita Tinelli, racconta Pizzulli, «ha parlato di un contesto settario di cui ancora si parla poco, chiamato “764”, che irretisce bambini dagli 8 ai 17 anni in rete, li radicalizza e normalizza la violenza con atti tra i più disparati».
Si tratta di una rete criminale internazionale, nata proprio negli anni della pandemia di Covid-19, che sfrutta le piattaforme online, social network e videogiochi (Roblox e Minecraft soprattutto), per adescare ragazzi e ragazze e anche in questo caso, come nella realtà “fisica”, fa leva proprio sulle loro fragilità e insicurezze. Trovate la cronaca approfondita dell’incontro di Lentini a pagina 8.