Lo sguardo amorevole di Gesù

Un giorno una parola – commento a Luca 13, 12-13

 

 

Benedici, anima mia, il Signore, che salva la tua vita dalla fossa, ti corona di bontà e compassioni

Salmo 103, 2; 4

 

 

Gesù, vedutala, la chiamò a sé e le disse: «Donna, tu sei liberata dalla tua infermità». Pose le mani su di lei, e nello stesso momento ella fu raddrizzata e glorificava Dio

Luca 13, 12-13

La guarigione della donna ricurva è narrata in un contesto drammatico, estremamente doloso, sotto diversi aspetti. La donna è malata fisicamente, ripiegata nel corpo da quasi tutta la vita, 18 anni. Non conosciamo la sua età, ma possiamo immaginare quanto una condizione così debilitante distruggesse l’esistenza, soprattutto in una società pre-industriale, nella quale ogni lavoro si fondava sullo sforzo fisico, e soprattutto sulle donne, impegnate in occupazioni faticose, come il trasporto dell’acqua.

 

Ma c’è di più: la donna sofferente non è accolta da quella simpatia – magari anche impotente – che ci si aspetterebbe. Frequenta la sinagoga, ma la immaginiamo in disparte, invisibile, forse anche un po’ molesta: dopo la guarigione, infatti, dovrà affrontare le critiche del capo sinagoga perché Gesù l’ha risollevata in un giorno che avrebbe dovuto essere dedicato allo spirito e non al corpo.

 

Gesù: si trova lì per insegnare, ma la sua non è una lezione astratta, “buona per ogni occasione”: è parola concreta, che sa dire, ma anche vedere. Quindi fa uscire la donna dal cono d’ombra in cui ha vissuto da sempre e la strappa dal suo dramma. La libera dallo “spirito” malvagio che la imprigionava. Il movimento di Gesù è parola che si fa sguardo, tocco che risolleva. La reazione della donna è raddrizzarsi nel corpo e nello spirito: riprende la giusta postura che le spetta in quanto figlia di Dio e ciò diventa preghiera di lode.

 

Forse noi, che viviamo in un tempo scientifico, che spiega tutto razionalmente, leggiamo un racconto di questo tipo con scetticismo, un esempio di un lontano tempo superstizioso. Eppure, può esser capitato anche a noi di aver percepito lo sguardo amorevole di Gesù, che ci ha strappato da dolori palesi o nascosti, causati da forze senza nome – o facilmente riconoscibili – e ci rialzati, rialzate, finalmente persone libere, liberate per guardare al mondo con dignità e lodare Dio con gratitudine. Amen.