La vittoria di Lula: resilienza, partecipazione e democrazia

Il racconto di Massimo Aprile e Anna Maffei, in viaggio in Brasile nelle ultime settimane, sul valore della partecipazione, della credibilità politica e della difesa della democrazia

 

È stato un privilegio trovarsi in queste settimane, a cavallo delle elezioni e poi del ballottaggio, proprio qui in Brasile. Per una circostanza fortuita, abbiamo avuto anche la possibilità di viaggiare in queste due settimane e di trovarci, al momento della vittoria di Lula, proprio in quel Nord-Est del Paese che ne è stato la forza trascinante.

Ci limitiamo a fare due riflessioni fondamentali su quanto è accaduto e ci ha coinvolti in un clima festoso e di gioia, comunque sempre disteso e corretto. Non abbiamo assistito, infatti, a nessun atto di provocazione o di violenza.

 

La prima riflessione riguarda la resilienza di Lula, un uomo di 80 anni che, dopo essersi fatto anche più di 580 giorni di carcere per un’accusa artefatta, poi smontata, non solo ha riconquistato per tutto il popolo brasiliano il diritto di diventare presidente, ma è stato confermato anche dopo una prima tornata elettorale che ha visto eleggere in Parlamento la maggioranza degli esponenti della destra e nella quale è stato superato dal suo diretto concorrente, Flávio Bolsonaro, con più di 2 milioni di voti di svantaggio.

Questa resilienza si è manifestata nell’impegno che ha profuso in questi quindici giorni, insieme con tutto il popolo della democrazia e del lavoro, in un recupero disperato e inaspettato.

Dunque, la prima cosa è che anche a 80 anni si può essere tenaci, convincenti e capaci di rispondere alle urgenze della storia.

 

La seconda cosa è che questo recupero sorprendente, sperato ma davvero sorprendente, è stato possibile per il fatto che egli e tantissimi volontari, quasi tutti giovani, siano riusciti a parlare con la gente e sbloccare una parte significativa del voto di astensione che aveva caratterizzato il primo turno delle elezioni.

E ora questo è anche un motivo di riflessione per noi, dentro la fascia che si allarga sempre di più di persone deluse dalla politica, soprattutto di gente di sinistra, delusa dalla rappresentanza di sinistra, spesso troppo poltronista e incline alla spartizione del potere e, quindi, troppo simile ai propri avversari.

 

Queste o altre persone possono essere rimesse in circolazione e rese capaci di travolgere la situazione dalla credibilità e dalla passione di chi le chiama a partecipare nuovamente.

Se è vero che i 2 milioni di voti di svantaggio iniziale di quindici giorni fa si sono tradotti in oltre 4 milioni di voti di vantaggio questa volta per Lula, allora la riflessione è importante.

 

Dunque, resilienza e attenzione, attenzione a quella parte della popolazione che cerca un cambiamento, ma che cerca anche, nell’ambito della sinistra, un’autenticità e una credibilità che finora non ha potuto trovare.

Ora le cose sono tutt’altro che facili. Lula dovrà governare con un Parlamento che gli è avverso e, quindi, non avrà vita facile: i gruppi di potere gli sono apertamente contro.

Tuttavia, diciamo che la sua rielezione è un segnale forte anche per i parlamentari che sono stati eletti: c’è una parte del Paese che non ci sta, che non accetta la deriva antidemocratica, l’agenda – a volte gretta, altre volte maligna – della destra radicale e che, al momento opportuno, ha dimostrato di avere un sussulto di coscienza.

 

Credo che in questi elementi ci siano anche delle possibilità di riflessione per una situazione che riguarda, nei prossimi giorni, le elezioni in Israele, poi negli Stati Uniti e, ben presto, anche nel nostro Paese.