In 7.000 in marcia da Gravina ad Altamura per dire no alla guerra

La Marcia Gravina-Altamura del 24 ottobre ha riunito migliaia di persone. Presenti anche le comunità battiste di Puglia e Basilicata, insieme alle chiese valdesi di Corato e Bari

 

Circa 7.000 persone hanno camminato sabato 24 ottobre da Gravina in Puglia ad Altamura per chiedere pace, disarmo e rispetto del territorio. La Marcia Gravina-Altamura 2026 ha rinnovato un appuntamento che attraversa le generazioni e che, in un contesto internazionale segnato da guerre e devastazioni, torna a dare voce a una richiesta di cambiamento: scegliere la vita anziché la violenza, la solidarietà anziché la contrapposizione.

 

Alla mobilitazione hanno aderito le chiese battiste di Altamura, Gravina, Matera, Miglionico, Mottola e Bari, insieme all’Associazione delle chiese evangeliche battiste di Puglia e Basilicata (Aceb/PB) e alle chiese valdesi di Corato e Bari. Una presenza che testimonia l’impegno delle comunità evangeliche per la pace e la giustizia, nella convinzione che la fede non possa restare estranea alle sofferenze dei popoli e alle conseguenze delle scelte politiche e militari.

 

Per Nunzio Loiudice, pastore delle chiese battiste di Matera e Miglionico, la partecipazione alla marcia si inserisce in una storia di impegno personale e comunitario. «La pace si costruisce camminando insieme», afferma Loiudice. «Da pastore battista, cresciuto e vissuto sulla Murgia barese, ho partecipato alle marce per la pace del 1987, del 2003 e del 2005. Oggi, vedere circa 7.000 persone camminare da Gravina ad Altamura rinnova in me una speranza che attraversa le generazioni».

 

La sua testimonianza richiama una convinzione centrale per le comunità battiste: la pace non è soltanto un ideale da proclamare, ma una responsabilità da assumere attraverso scelte concrete, percorsi di formazione e pratiche nonviolente.

«Come componente italiano della World House Global Network (la rete internazionale ispirata alla visione della Beloved Community di Martin Luther King, fondata sulla nonviolenza e sulla costruzione di comunità giuste e riconciliate, ndr.), credo che dire no alla guerra, al riarmo e alla devastazione del territorio significhi scegliere concretamente la vita, la giustizia e la solidarietà», ha concluso Loiudice.