Il Premio Morrione e le parole gentili

A Torino dal 29 al 31 ottobre il prestigioso appuntamento per il giornalismo di qualità

 

«Il futuro della democrazia dipende dalle domande che abbiamo il coraggio di fare e dalle parole con le quali decidiamo di informare», ricorda il trailer di lancio del Premio “Roberto Morrione”, perché viviamo «una situazione drammatica segnata da guerre, massacri, crisi climatiche e profonde disuguaglianze sociali».

 

Tornano a Torino le giornate del Premio “Morrione” per il giornalismo investigativo, da giovedì 29 a sabato 31 ottobre con dibattiti, laboratori e la proiezione delle cinque inchieste realizzate dai giornalisti under trenta, per ricordare che «l’informazione indipendente è spesso minacciata da bavagli, da querele temerarie ed è sorretta dal sacrificio di troppi reporter lasciati soli o uccisi sul campo in contesti internazionali», ricorda Giovanni Celsi dirigente Rai e presidente dell’Associazione “Amici di Roberto Morione” nel libretto che ci ricorda anche il Leitmotiv di quest’anno: “Povere parole”.

 

La “parola”, dunque, al centro. «Servirsi di una parola in modo inappropriato, impreciso è un torto nei confronti della lingua che pratichiamo, ma è anche un torto verso noi stessi, ci priva della possibilità di esprimere appieno i nostri pensieri», dice il moderatore della Tavola valdese William Jourdan nell’editoriale che apre il libretto. Il Premio è dedicato al giornalista dalla “schiena dritta” Roberto Morrione fondatore di Rai News 24 e di Libera Informazione, scomparso nel 2011.

 

L’iniziativa, che vede la collaborazione della Rai, riceve il sostegno dell’Otto per Mille valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi) e vede tra i media partner anche l’Agenzia stampa Nev della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, il settimanale Riforma – Eco delle Valli Valdesi e Radio Beckwith Evangelica.

 

«Il fil rouge è dedicato alle parole spesso bistrattate o impropriamente usate – ricorda la portavoce nazionale, Mara Filippi Morrione –. Eppure, le parole sono di fondamentale importanza, tanto più oggi, e in particolare modo quando scelte per raccontare ciò che ci circonda con le inchieste giornalistiche. Non posso entrare nei temi delle inchieste che saranno svelate a fine ottobre – ricorda Filippi Morrione a “Tra le parole” –, ma posso dirvi che sono di stretta attualità».

 

Venerdì 30 ottobre, presso la Fabbrica delle “e”, sede di Libera, “alle 15,30 si terrà l’incontro con la testimone del Premio Morrione Paola Caridi che si confronterà con Marco Mascia sullo scottantissimo tema «Terra Santa, Promessa Tradita, il giornalismo d’inchiesta di fronte al racconto della Palestina» e il giorno successivo – prosegue Filippi Morrione –, alle 18,30, vi sarà «l’incontro con il nostro Premio “Baffo Rosso” di quest’anno Massimo Cirri, psicologo e giornalista, voce nota del programma radiofonico Caterpillar di Radio 2, che dialogherà con Stefano Lamorgese su “La forza delle parole gentili – Informazione, radio e impegno civile”».

 

Una cornice generale, quella delle povere parole «disprezzate, maltrattate, usate male e troppo spesso con intenti offensivi, quasi bellicosi – ha detto agli ascoltatori Lamorgese –. Parole, che tenteremo di declinare insieme a Cirri, quando ci vedremo a Torino. Lo faremo intorno alla sua personale esperienza di utilizzatore consapevole di parole gentili». Parole, ha ricordato Cirri, che «ho imparato da uno psichiatra scomparso due anni fa, Eugenio Borgna. Egli scrisse molto, soffermandosi sulla gentilezza che non è un accessorio; lo fece anche in tema di salute mentale. La gentilezza è un atteggiamento scientifico, è una postura. Quando abbiamo di fronte a noi persone con difficoltà – ha proseguito Cirri – è sempre bene approcciarsi a loro con gentilezza per entrare in contatto diretto e riceverne le risonanze».

 

L’accostamento tra scienza e gentilezza ha affascinato Lamorgese: «Viviamo dentro questa grande baraonda della comunicazione di parole usate a caso o come armi, dentro un’operazione di negazione come avviene a esempio per il cambiamento climatico. Mi piace l’idea che la gentilezza sia accostata al campo psichiatrico e in rapporto alle persone disagiate e non solo come una scelta dettata dalla conoscenza scientifica. I giovani – vessati da crisi trasversali – sono il futuro delle nostre società e delle nostre comunità. Il nostro Premio, attivo da 15 anni, non premia dei prodotti giornalistici, bensì premia progetti di inchieste giornalistiche, spesso realizzati in comunione tra più giovani».

 

Giovani «che hanno davanti un compito importante – ha chiosato Cirri –: quando noi ci affacciavamo alla vita, alla vita professionale, sapevamo che tutto sarebbe stato più facile di quanto lo fosse stato per i nostri padri, migliore dei nostri nonni; che per tutti noi il futuro sarebbe stato più facile, che avremmo avuto una vita personale e professionale più interessante, più alta, migliore. Ora, questo meccanismo si è inceppato, il capitalismo “di rapina” ha chiuso molte prospettive e quindi ai giovani spetta un compito ben più arduo».

 

Sabato 31 ottobre Andrea Sbaffi, membro della Tavola valdese, consegnerà sul palco una targa di premiazione.

 

«Tra le parole» a cura di Gian Mario Gillio è andata in onda domenica 18 ottobre per il «Culto evangelico», trasmissione (del Giornale Radio) di Rai Radio1 a cura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Per riascoltare il programma è possibile collegarsi al sito: www.raiplaysound.it