Il diritto all’istruzione dei rifugiati
Il tema al centro di un evento collaterale alla 89ª sessione della Commissione africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, che si è chiusa a Dakar (Senegal)
Il diritto all’istruzione dei rifugiati e degli sfollati deve essere rispettato e sancito dalle legislazioni nazionali: è questo il messaggio condiviso da Farah Mohammed Hussain, preside di una scuola nel campo profughi di Dadaab, in Kenya, che, con il sostegno della Federazione luterana mondiale (FLM), è intervenuto ad un evento collaterale alla 89ª sessione della Commissione africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, che apertasi il 12 ottobre si è chiusa il 21 a Dakar, in Senegal. Il suo intervento ha riguardato il tema dell’apprendimento socio-emotivo (Social and Emotional Learning – SEL).
Prima dello scoppio del conflitto, che ha causato la morte di suo padre e di due dei suoi fratelli, la famiglia di Hussain si dedicava alla pastorizia. Le loro terre furono sottratte e il bestiame confiscato, costringendo la madre a fuggire oltre il confine, verso la regione di Mandera, in Kenya, insieme ai tre figli sopravvissuti.
Dopo essersi stabiliti nel campo di Dadaab – istituito nel 1991 dal governo keniota e dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) – Hussain è stato iscritto a una scuola primaria; contemporaneamente, ha iniziato a frequentare le lezioni coraniche presso una Duksi, la tradizionale istituzione somala dedicata all’istruzione religiosa. Ha studiato con impegno, completando il ciclo di istruzione primaria e secondaria, per poi conseguire un diploma biennale presso il Garissa Teachers College. «Da giovane ho sempre desiderato fare l’insegnante», racconta Hussain. Attualmente sta completando un corso di laurea presso la Mount Kenya University e conta di conseguire il titolo nell’agosto del prossimo anno.
Dal 2011 lavora anche come insegnante nei campi profughi; oggi è il preside della Horyaal Comprehensive, una scuola che accoglie alunni dalla scuola dell’infanzia fino al primo ciclo della scuola secondaria. L’istituto è gestito dalla FLM per conto dell’UNHCR e quest’anno conta oltre 2.000 iscritti, tra bambini e bambine. Negli ultimi anni la scuola ha ottenuto ottimi risultati, ricevendo riconoscimenti, riducendo i tassi di abbandono scolastico e offrendo un percorso educativo completo: oltre al programma didattico, vengono proposte attività come musica, teatro e dibattito, rivolte sia ai bambini rifugiati che a quelli della comunità ospitante. L’apprendimento socio-emotivo costituisce una componente fondamentale del piano di studi per gli studenti che hanno vissuto traumi e lo sradicamento, aiutandoli a sviluppare resilienza e le competenze necessarie per ricostruire la propria vita.
Le sfide, tuttavia, sono enormi. L’anno scorso la scuola contava 25 insegnanti; a causa di tagli al bilancio, oggi il personale comprende due figure amministrative e 15 docenti, incluso Hussain. Inoltre, per i giovani che terminano il percorso scolastico, non vi sono opportunità lavorative all’interno dei campi e che anche il numero di organizzazioni non governative attive in loco è diminuito a causa dei vincoli di bilancio.
Oltre a sollecitare un maggiore sostegno e l’erogazione di borse di studio per gli studenti, il messaggio che Hussain ha rivolto ai membri della Commissione è che l’apprendimento socio-emotivo (SEL, Social and Emotional Learning) costituisce una componente essenziale di un’istruzione di qualità, in particolare per i minori colpiti da migrazioni forzate, conflitti o esclusione socio-economica. Egli evidenzia come tale approccio possa aiutare gli studenti a gestire le ripercussioni psicologiche dello sradicamento, favorendo ambienti di apprendimento positivi e migliorando i risultati scolastici.
«Siamo qui, in seno alla Commissione, per esortare tutti gli Stati membri a garantire ai rifugiati il diritto a un’istruzione olistica», ha dichiarato Ester Wolf, responsabile dell’advocacy per i diritti umani presso la FLM, presente alla sessione. «È fondamentale rafforzare la collaborazione tra governi, istituzioni regionali, organizzazioni della società civile, organizzazioni guidate da rifugiati e partner per lo sviluppo, al fine di integrare l’apprendimento socio-emotivo nelle politiche educative nazionali e garantire che tutti gli studenti – in particolare coloro che hanno subito spostamenti forzati o che vivono in condizioni di emarginazione – possano accedere ad ambienti di apprendimento inclusivi, favorevoli e di supporto», conclude Wolf.
La FLM opera nell’Africa orientale e nel Corno d’Africa da oltre tre decenni, fornendo servizi a rifugiati, sfollati interni, persone che hanno fatto ritorno nel proprio Paese e comunità ospitanti in tutta la regione. Il programma Kenya-Somalia è presente nel campo profughi di Kakuma dal 1992 e in quello di Dadaab dal 2