Un incontro di pastori e diaconi per riflettere sul maschile

Ad Angrogna l’inizio di un percorso di consapevolezza che ci auguriamo possa proseguire

 

Nei primi anni in cui facevo il pastore ho partecipato a molti incontri pastorali i cui partecipanti erano tutti uomini (allora le pastore erano meno numerose di oggi). Ma non si trattava di una scelta consapevole, bensì di un residuo dell’esclusione plurisecolare delle donne dal ministero pastorale. Del resto, né io né gli altri partecipanti eravamo consapevoli del fatto che trovarci in un gruppo esclusivamente maschile era il risultato di un’esclusione. Poi, la crescente presenza delle colleghe ha reso via via più raro il ritrovarsi solo tra pastori uomini.

 

Quarant’anni dopo, ho rivissuto l’esperienza di un incontro pastorale e diaconale per soli uomini, ma questa volta si è trattato di una scelta consapevole. Dal 16 al 18 settembre alla Rocciaglia (Angrogna, To) ci siamo trovati, quindici pastori e un diacono, per il primo incontro di formazione intenzionalmente riservato agli uomini, dove la nostra appartenenza di genere e i suoi effetti sul nostro ministero sono stati al centro dell’attenzione. 

 

È stato bello. Anche utile, naturalmente, ma innanzitutto bello, è stato piacevole parlare di noi, verbalizzare le nostre emozioni, confrontarle, mettere in gioco i nostri corpi, cucinare e lavare i piatti insieme (come parte integrante dell’attività), passeggiare, naturalmente anche pregare, leggere la Bibbia, cantare, ma facendolo in quanto uomini e con altri uomini. Non è stato sempre facile ma è stato sempre stimolante e utile a migliorare la consapevolezza di sé e la profondità della comunicazione tra noi.

È stato un inizio, che ci ha fatto percepire chiaramente la necessità di continuare. Vogliamo ripetere l’esperienza l’anno prossimo (e quelli successivi), con più tempo a disposizione, approfondendo alcuni dei temi assaggiati in questo primo incontro. E speriamo che l’anno prossimo possano partecipare anche i colleghi che quest’anno non ce l’hanno fatta.

 

Chi si aspettava che questo articolo informasse sui “contenuti” dell’incontro sarà deluso. Perché in quei due giorni abbiamo parlato molto ma cercando di evitare il più possibile il registro cognitivo per discostarci dal modello della maschilità dominante, che vuole gli uomini esseri eminentemente razionali. La parte migliore delle cose che ci siamo detti era molto personale, e quindi non può essere riferita a chi non era presente, un’altra parte potrebbe essere riferita ma risulterebbe noiosa, anche perché abbiamo mosso solo i primi passi. Il fatto fondamentale, l’esperienza che abbiamo vissuto, è stata di interagire tra colleghi, consapevoli del nostro genere. E da questa acquisizione non vogliamo, non possiamo tornare indietro.