La Buona novella. Guardare le donne che resistono
La rubrica della redazione dedicata alle buone notizie
Ci sono notizie che non consolano, ma aiutano a sollevare lo sguardo. È quello che mi è accaduto leggendo l’annuncio delle quattro vincitrici del Right Livelihood Award 2026, il cosiddetto “Nobel alternativo”, che ha scelto di riconoscere il lavoro di quattro donne e organizzazioni impegnate a contrastare discriminazioni, violenza e concentrazioni di potere.
Sono Jalila Haider, avvocata pakistana che difende le comunità Hazara e altre persone marginalizzate; la Rural Women’s Assembly, rete che riunisce oltre 178.000 donne rurali dell’Africa australe e si batte per i diritti sulla terra e l’autonomia delle donne; la Georgian Young Lawyers’ Association, organizzazione impegnata nella difesa dei diritti umani e dello stato di diritto in Georgia; e Timnit Gebru, ricercatrice etiope nel campo dell’intelligenza artificiale, che denuncia i pregiudizi e le concentrazioni di potere presenti nelle tecnologie che stanno trasformando le nostre società.
Sono storie lontane tra loro, che hanno qualcosa in comune: donne che non si limitano a subire sistemi ingiusti, ma si impegnano per cambiarli; donne che costruiscono reti, difendono diritti, aprono spazi di partecipazione, e mettono in discussione forme di potere che sembrano troppo grandi per essere contrastate.
In un tempo in cui le donne sono per lo più descritte come vittime, raccontare tutte quelle donne che ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, lavorano per contrastare la violenza e la cultura patriarcale che la rende possibile, è una boccata di ossigeno! È una buona notizia perché ci ricorda che la realtà non è fatta soltanto di ciò che ferisce, ma anche di storie di resistenza, di cura, di riscatto e di speranza. Il Nobel alternativo di quest’anno fa una cosa semplice e importante: ci dice di guardare queste storie, di riconoscerle e di dare loro voce.