Per un giornalismo affidabile
L’IA sta accelerando il calo di fiducia nell’informazione indipendente. È il momento di sostenere un giornalismo affidabile
L’Associazione cristiana per la comunicazione mondiale (WACC) si è unita alle redazioni e ai sostenitori dei diritti di comunicazione di tutto il mondo per celebrare la Giornata Mondiale dell’Informazione (World News Day), lanciando un appello a scegliere – e a promuovere – un giornalismo affidabile.
La democrazia ha bisogno di giornalismo. Di un giornalismo forte e indipendente. Pertanto, quando il rapido avanzamento dell’IA generativa minaccia il giornalismo, minaccia al contempo la democrazia e i suoi valori fondamentali.
Secondo Reporter Senza Frontiere, solo lo 0,8% della popolazione mondiale vive in un Paese con una stampa pienamente libera.
Un’indagine del Reuters Institute ha rivelato che appena il 38% dei leader del settore dei media a livello globale nutre fiducia nel futuro del giornalismo.
Sebbene il giornalismo tradizionale debba affrontare molteplici crisi, l’IA generativa sembra non solo accelerare processi già in atto, ma anche creare nuove problematiche al cosiddetto “quarto potere”.
Durante un recente evento a Bruxelles, giornalisti, diplomatici, esperti di politiche e rappresentanti di aziende attive nell’IA si sono riuniti per discutere dell’impatto di questa tecnologia sul giornalismo. È emerso chiaramente un dato di fatto: la pressione esercitata dall’IA sta causando il collasso dei modelli di business dei media tradizionali.
Quando gli utenti cercano notizie e informazioni tramite chatbot basati su IA o modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), solo il 4% del traffico genera un clic verso la fonte originale. Ciò significa che le testate giornalistiche producono contenuti utilizzati dall’IA senza ricevere quasi nulla in cambio.
Come da più parto si è osservato, il giornalismo non può permettersi di restare un osservatore imparziale del proprio declino; deve decidere attivamente quale strada intraprendere.
Il problema della coercizione
Giornalisti e ricercatori segnalano un evidente squilibrio di potere tra le aziende di IA e le testate giornalistiche.
Sebbene esistano accordi di partnership con grandi testate, soprattutto nel Nord del mondo, molti editori più piccoli e la maggior parte dei mercati linguistici minori rimangono completamente esclusi. Mentre un grande mercato linguistico europeo come la Germania ottiene un accordo, il vicino Belgio – chiosa l’articolo sul sito Wacc – viene ignorato.
Molte testate si oppongono a condizioni del tipo “prendere o lasciare”, imposte da aziende tecnologiche multimiliardarie che detengono già il capitale e il pubblico. Sembra una forma di coercizione mascherata da partnership.
Tuttavia – si legge ancora -, il vero potere è nelle mani di giornalisti, reporter e media tradizionali, e deve essere sfruttato meglio.
Le aziende di IA hanno bisogno di un giornalismo affidabile per evitare la cosiddetta “spazzatura da IA” (AI slop) e le “allucinazioni”. Man mano che Internet si popola di contenuti generati dall’IA, i testi di qualità, affidabili e scritti da esseri umani acquisiscono sempre più valore.
Eppure, le aziende di IA trattano l’accesso a un giornalismo affidabile come un favore concesso, anziché come una risorsa da cui dipendono. Il compenso, quando previsto, tende a essere inquadrato in modo restrittivo come pagamento per la visualizzazione di estratti più lunghi, e non come riconoscimento del fatto che il giornalismo è un’infrastruttura democratica, non una semplice merce.
La maggior parte del mondo resta esclusa
Gli editori di molte aree del mondo – in particolare nel – non dispongono dello stesso potere contrattuale delle testate di paesi più ricchi o influenti. Le principali aziende di IA, come quelle che sviluppano ChatGPT e Claude AI, hanno pochi o nessun accordo con gli editori africani, per esempio.
Anche quando si tenta di unire le forze tra diverse testate per ottenere un maggiore potere contrattuale, sono in ultima analisi le aziende di IA a decidere chi ottiene un accordo e chi no.
Ciò conferisce a una manciata di aziende, provenienti da pochissimi paesi, un potere enorme sul giornalismo, incidendo direttamente sul suo modello di business. L’IA può, di fatto, tagliare fuori i siti di informazione dal traffico web e utilizzare contenuti giornalistici gratuitamente per generare risposte e addestrare i propri modelli, il tutto senza che un solo centesimo venga riconosciuto ai giornalisti e alle testate che hanno reso possibile la creazione di quei contenuti.
Cosa dovrebbe fare la società civile
Sebbene le sfide siano epocali, sono tutt’altro che insormontabili.
In primo luogo, è necessario ribadire con forza che il rapporto tra intelligenza artificiale e media riguarda fondamentalmente la democrazia, non il capitalismo. I gruppi di difesa dei diritti, le associazioni di categoria dei giornalisti e i ricercatori devono spiegare chiaramente all’opinione pubblica che il giornalismo non è semplice generazione di contenuti e che il suo valore è ben superiore a quanto suggerirebbe qualsiasi modello di remunerazione proposto dall’IA.
In secondo luogo, occorre sostenere modelli di contrattazione collettiva per le testate più piccole e con minori risorse. I singoli editori – specialmente quelli operanti al di fuori delle regioni più ricche o influenti – non possono negoziare da soli contro colossi da migliaia di miliardi di dollari; creare coalizioni solide è fondamentale.
In terzo luogo, bisogna sollecitare governi e organismi internazionali a considerare la regolamentazione dell’IA come un impegno a tutela della libertà dei media e dei diritti umani.
In quarto luogo, è necessario battersi instancabilmente affinché le piattaforme garantiscano trasparenza sulle modalità di utilizzo e remunerazione dei contenuti giornalistici, pretendendo informazioni dettagliate basate su dati concreti.
La democrazia – si legge infine sul sito Wacc – non può sopravvivere senza il giornalismo – un giornalismo forte e indipendente – e, proprio in questo momento, il giornalismo ha bisogno che la comunicazione democratica si mobiliti in sua difesa.
Ricercatori, giornalisti, decisori politici e cittadini devono far sentire la propria voce con urgenza, prima che le regole del gioco vengano ormai stabilite.