La roccia sulla quale costruire la nostra vita

Un giorno una parola – commento a Matteo 7, 24

 

 

Parla, Signore, poiché il tuo servo ascolta

I Samuele 3, 9

 

 

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia

Matteo 7, 24

 

 

Una casa non si costruisce in un giorno. Prima di vedere i muri e le finestre, c’è un lavoro che quasi non si vede: scegliere il terreno, scavare, preparare le fondamenta. È un lavoro paziente, che non dà risultati immediati, ma dal quale dipende la stabilità di tutto ciò che verrà dopo.

 

Gesù usa proprio questa immagine per parlare della nostra vita. Ascoltare le sue parole è importante, ma non basta. La sua parola diventa roccia quando comincia a orientare le nostre scelte, il modo in cui trattiamo le altre persone, il modo in cui affrontiamo le difficoltà, il modo in cui ricominciamo dopo un errore.

 

E la casa costruita sulla roccia non è una casa protetta dalle tempeste. Nel racconto arrivano la pioggia, i fiumi, il vento. La differenza non sta nell’assenza delle difficoltà, ma nel fondamento che permette alla casa di resistere.

 

Forse è proprio questo che ci offre oggi la parola di Gesù: non la promessa di una vita senza tempeste, ma un luogo su cui appoggiare i piedi quando arrivano. La fede non consiste nel conoscere tante parole di Gesù, ma nel lasciare che quelle parole diventino concrete nella nostra vita. E le fondamenta si costruiscono anche attraverso piccoli gesti quotidiani: scegliere il perdono invece del risentimento, la cura invece dell’indifferenza, la verità invece della comoda scorciatoia, la fiducia invece della paura.

 

Non sappiamo quali tempeste arriveranno. Possiamo però chiederci, oggi, su che cosa stiamo costruendo, e la parola di Gesù è una roccia sulla quale imparare, giorno dopo giorno, a costruire la nostra vita. Amen.