La via audace della preghiera di intercessione

Un giorno una parola – commento a Genesi 18, 27

 

Abraamo riprese e disse: «Ecco, prendo l’ardire di parlare al Signore, benché io non sia che polvere e cenere»

Genesi 18, 27

 

La donna cananea disse: «Dici bene, Signor, eppure anche i cagnolini mangiano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le disse: «Donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi». E da quel momento sua figlia fu guarita»

Matteo 15, 27-28

 

Secondo la logica retributiva Abramo dovrebbe rallegrarsi della decisione di Dio di distruggere Sodoma e Gomorra. Bene, ora so che Dio non è indifferente; egli vede la malvagità e prende posizione. Ripaga il male con il male. Questo ci piace!

 

Noi da molto tempo siamo delusi dall’assenza di Dio di fronte ai malvagi. Abramo però ci sorprende. Osa andare contro la volontà di Dio e inizia una disperante trattativa con Dio. È audace. Osa esortare Dio a comportarsi da Dio e non in modo vendicativo come farebbe qualunque essere umano. Dio sarà giusto e santo se cambia volontà. Egli fa una proposta: non si limita a chiedere che gli innocenti vengano salvati. Propone una alternativa: se i malvagi possono provocare la distruzione forse un gruppo di innocenti può salvarla.

 

Nella trattativa, tuttavia Abramo non prende il posto di Dio, riconosce di essere un nonnulla, polvere e cenere, eppure osa contestare Dio, esprimere il suo punto. A sorprendere ora è Dio, pronto a riconoscere e accreditare a tutti la giustizia di pochi. Abramo intercede per i malvagi senza cedere all’egoismo di una salvezza privata per pochi che si sono comportati bene e neanche al cinismo dell’ineluttabilità di un male troppo grande.

 

La buona notizia potrebbe sorgere su ogni scenario di distruzione se anche noi conoscessimo la via audace della preghiera per altri nell’appello alla giustizia misericordiosa di Dio. Abbandoniamo l’idea del Dio tiranno o bonaccione, considerando la nostra vocazione nel mondo. Amen.