Essere in comunione con Dio
Un giorno una parola – commento a Giovanni 14, 19
Proteggimi e salvami; fa’ che io non sia confuso, perché in te confido
Salmo 25, 20
Gesù disse: «Io vivo e voi vivrete»
Giovanni 14, 19
Anche il vangelo di Giovanni condivide con gli altri l’idea che la resurrezione di Gesù non riguarda solo lui, non è un fatto privato come se un morto venisse restituito alla sua solita vita. Questo ci viene raccontato di Lazzaro che risorto da Gesù viene accolto dalle sorelle nella casa di Betania.
Con la resurrezione di Gesù è diverso. La sua resurrezione, come la sua morte, ha importanti ricadute sulla vita dei discepoli di ogni epoca. Il crocifisso è il vivente; la sua vita postpasquale è in Dio e con Dio. Questa stessa vita è donata ai discepoli con la resurrezione.
Ecco! Noi partecipiamo della stessa pienezza di vita del Risorto. La comunione del Cristo risorto con il Padre è una comunione condivisa con i discepoli. Nell’esperienza postpasquale riceviamo la piena comunione con Dio propria del Risorto.
Secondo Giovanni, quindi, vale la pena essere discepoli di Cristo e lo si può essere anche se non lo abbiamo incontrato nel suo ministero terreno. Anche noi riceviamo la nostra esperienza postpasquale. Essere in comunione con Dio, grazie ad un dono e non ai nostri sforzi, è ciò che orienta la nostra vita nella direzione della fiducia per cui, come dice l’apostolo Paolo ai Corinzi, le avversità anche gravi della nostra vita non hanno il potere di separarci dall’amore di Dio come si è manifestato in Cristo.
La nostra fiducia in Dio è radicata nella resurrezione di Cristo e nelle sue conseguenze per noi come definitivo dono dell’amore di Dio. La nostra possibilità di fronteggiare le avversità non sta nel nostro carattere o risorse, ma nel ricordo delle parole di Gesù, anche queste parole. Amen.