Di segni e di visioni. La voce di un silenzio sottile
La rubrica di Riforma fra arte e spiritualità. Oggi parliamo di Yayoi Kusama
Quando, in occasione della sua morte avvenuta lo scorso agosto, si è parlato di Yayoi Kusama, a richiamarla alla memoria delle e dei più sono stati i pois, le zucche, i segni ripetuti in maniera che non si può non definire ossessiva.
Eccentrica, la signora che a 97 anni si vestiva a pois come i suoi quadri, intonando il colore dei capelli a quello improbabile e pop delle tele, poteva proprio sembrarlo. Eppure, la storia dietro quei pois e quelle zucche è – come spesso accade – infinitamente più ricca e più umana, quasi comune, di quanto appaia.
C’è una famiglia tradizionalista, in particolare la madre, nel Giappone degli anni precedenti la Seconda Guerra mondiale; e c’è una figlia fragile e visionaria, decisa a diventare artista. Una vita che, per nascere davvero, deve andare altrove: dal Giappone agli Stati Uniti. E affrontare la gavetta con la sua precarietà, un lungo periodo di amicizie e lavoro che però non cancella la sete di solitudine come autoprotezione.
Poi il ritorno, ancora giovane, nel paese d’origine e, nel 1977, la scelta di abitare in un ospedale psichiatrico, dal quale uscire per raggiungere il proprio studio. Come Elia dalla spelonca in cui è andato a rifugiarsi, stanco più che deluso, nell’imminenza dell’epifania divina.
E come per Elia – e per tutte e tutti noi – il Signore si rivela non negli “effetti speciali” del vento, del terremoto e del fuoco, ma nella voce di un silenzio sottile, così per Yayoi Kusama la vita – e dunque l’arte – non si esauriscono negli elementi ripetuti che l’hanno resa famosa. L’arte, e dunque la vita, si danno, invece, in quell’oscillazione continua ma pacificata tra il dentro e il fuori, il colore e la sua assenza, il lampo di luce e il suo strascico.
Una pace conquistata a prezzo di sacrificio – come potrebbe essere conquistata diversamente, la pace? – imparando a rifugiarsi quando occorre e a rimettersi in cammino, tra luci, zucche ed enormi punti dal contenuto imperscrutabile, non appena le forze per farlo ritornano.