Una risorsa da preservare

Acqua e siccità: problemi e prospettive dopo l’estate. Quantità e qualità dell’acqua: in che direzione stiamo andando, come stiamo gestendo uno dei beni primari per la nostra esistenza?

 

È in distribuzione in tutto il territorio del pinerolese nell’area sud della provincia di Torino (lo trovate in centinaia di luoghi pubblici, dalle biblioteche ai negozi) il numero di ottobre del mensile free press L’Eco delle valli valdesi che potete leggere integralmente anche dal nostro sito, dalla home page di di www.riforma.it. Il numero contiene un dossier dedicato alla situazione delle risorse idriche dopo l’estate siccitosa. Buona lettura.

 

 

Emergenza idrica, siccità, stato delle falde acquifere. Che estate è stata per il Piemonte? Lo chiediamo a Manuela Lasagna, docente di Idrogeologia presso il Dipartimento di scienze della terra dell’Università di Torino.

«Il focus delle mie attività di ricerca e didattica riguarda le risorse idriche, in particolare quelle sotterranee, che riteniamo essere importantissime perché sono la fonte principale di acqua che utilizziamo per tutti gli usi quotidiani (acqua potabile, uso industriale, irrigazione). Senza dimenticare che c’è una connessione strettissima tra le risorse superficiali, ovvero le acque dei fiumi e dei laghi, e le risorse sotterranee. Il 97% dell’acqua del pianeta Terra è salata, che non possiamo utilizzare; il restante 3% per la maggior parte è acqua sotterranea. Questo è il motivo per cui ci focalizziamo sullo studio di questa risorsa e crediamo fortemente nello scenario del cambiamento climatico, perché lo dimostrano i nostri studi e gli studi a livello internazionale. Registriamo temperature dell’aria in continuo aumento e, parallelamente, abbiamo una diminuzione dell’apporto nevoso, soprattutto nei mesi invernali; questo fa sì che durante l’estate soffriamo sia del caldo sia della carenza di risorsa idrica. È l’esperienza di quest’estate, con innumerevoli ondate di calore; purtroppo abbiamo molto meno la percezione che la risorsa idrica sta diminuendo, perché nelle nostre case l’acqua è sempre disponibile. Ma se facciamo una valutazione globale, questa disponibilità sta diventando sempre più limitata».

 

– Qual è lo stato attuale e delle scorte d’acqua in Piemonte?

 

«Possiamo dire di essere fortunati perché essendo a ridosso delle Alpi non abbiamo mai avuto la sensazione di limitata disponibilità idrica. Ma nell’ultimo decennio queste risorse hanno subito ripercussioni a causa del cambiamento climatico. Nel 2021, a esempio, abbiamo avuto un importante periodo di siccità, scarse precipitazioni piovose e quasi assenti precipitazioni nevose. Questo ha fatto sì che la risorsa idrica sotterranea rimanesse intrappolata dentro i nostri acquiferi [serbatoi sotterranei formati da rocce o terreni permeabili che accumulano e fanno scorrere l’acqua, ndr]. Soprattutto in contesti montani, dove l’acqua viene recepita attraverso le sorgenti, queste si sono seccate. Non era mai successo nella storia che l’acqua venisse portata dalla pianura cuneese verso le montagne: è successo nel 2021. In pianura la situazione è un po’ diversa. Gli acquiferi che abbiamo al di sotto della Pianura Padana sono molto importanti ma dobbiamo stare attenti, perché ci sono altre problematiche: la diminuzione della qualità della risorsa e i fenomeni di contaminazione che, a esempio, ritroviamo in quasi tutti gli acquiferi più superficiali».

 

– Perché la siccità provoca l’inquinamento delle falde acquifere?

 

«Non è la siccità che provoca la contaminazione delle risorse, ma le attività antropiche sui nostri territori. In Pianura Padana, a vocazione agricola, vengono utilizzati pesticidi e fertilizzanti; una parte di essi viene presa in carico dalle acque di pioggia e trasportati verso il basso fino a raggiungere le acque sotterranee. Bisogna anche sottolineare che queste prime acque sotterranee (normalmente utilizzate in agricoltura) non sono quelle che poi utilizziamo a scopo potabile, perché preferibilmente andiamo a cercare acquiferi più profondi, più protetti e di qualità maggiore. Il cambiamento climatico modifica le dinamiche dei corsi d’acqua, cambiano le loro portate. Oggi fa molto più caldo e si verifica la fusione delle risorse stoccate e abbiamo più disponibilità idrica nei fiumi a partire dalla primavera, periodo in cui non c’è necessità di acqua a scopo irriguo. Anche gli agricoltori fanno sempre più utilizzo delle risorse sotterranee perché i corsi d’acqua non hanno più le portate sufficienti ad alimentare i campi».

 

– Quali sono gli scenari futuri e quali buone pratiche vanno attuate?

 

«I modelli di scenario a livello internazionale ci dicono che se non verranno cambiate le attività dei gas climalteranti la situazione non potrà che peggiorare. Queste emissioni porteranno sicuramente a un ulteriore aumento delle temperature, a variazioni nel regime delle precipitazioni. Dobbiamo innanzitutto essere consapevoli della situazione, monitorare con attenzione le risorse (è quello che diciamo sempre ai nostri amministratori). Studiare i trend delle risorse idriche, per non trovarci in futuro con una carenza di risorsa. E poi operare piccoli accorgimenti, quelli che non sempre vengono messi in pratica: non sprecare la nostra risorsa idrica e mettere in atto attività per evitare la sua contaminazione (a esempio: l’olio del fritto non lo buttiamo nel lavandino ma lo raccogliamo)».