La cultura protestante al Sud

Qualche linea progettuale per rilanciare una presenza significativa

 

Qui al Sud noi battisti, metodisti e valdesi abbiamo – secondo l’Indirizzario del Calendario Le Valli Valdesi 2026 – un numero di “luoghi culturali” pari a 13, mentre nel Centro-Nord ne registriamo ben 49. Al Sud, dunque, sono il 21% del totale, rispetto al 79% del resto d’Italia. Per “luoghi culturali” si intendono: scuole/asili, Facoltà, centri giovanili, librerie, centri culturali, biblioteche, musei, radio e redazioni di stampa evangelica. Al Sud, per esempio, non abbiamo librerie, una sola redazione evangelica, pochissimi centri culturali (5 rispetto a 25 del Centro-Nord), un solo centro giovanile, nessuna radio; in compenso abbiamo più scuole e asili.

 

Sono pochi solo 13 luoghi culturali evangelici? Forse sì, ma in linea con la distribuzione quantitativa dei membri di chiesa tra Centro-Nord e Sud, che penalizza il Mezzogiorno. Il tema che mi interessa è comunque quello della costruzione o ricostruzione della identità culturale evangelica meridionale, come uno (ma non solo) degli ultimi baluardi per tentare (forse) di rallentare la crisi e/o la fine delle nostre chiese del Sud, “colpite” dall’emigrazione, dallo spopolamento e dalla crisi demografica. Chiese sempre più fragili, sempre più piccole, con molti anziani, con pochissimi giovani e pochissime conversioni.

 

La ricerca della identità culturale evangelica meridionale non è in contrapposizione a una settentrionale, ma è complementare, è una specificità. Lo stesso Giorgio Bouchard (valdese e “valligiano”) auspicava per il Sud l’esistenza di un mito dell’identità evangelica meridionale1 come quello che ha, per esempio, il popolo valdese. Non si riesce capire – continuava Bouchard – perché gli evangelici meridionali, pur avendo una grande storia, una grande cultura e importanti insediamenti sociali/diaconali, non si sentano popolo, che possa rafforzare sia l’identità individuale/comunitaria sia quella “generale” di “componente”, necessarie per interloquire, in modo paritario, con la cultura, con la politica, con le istituzioni e con la società, in una logica di confronto, di testimonianza e di cambiamento.

 

A questo punto mi permetto, però, di indicare anche qualche modesto suggerimento e, per questa nostra identità culturale meridionale sarebbe opportuno quindi sviluppare, per esempio:

 

  • Il racconto della memoria evangelica: delle comunità, della vita delle persone, delle vicende, delle lotte, delle testimonianze e delle persecuzioni passate (per esempio come quella di Lucio Schirò o del Monaco Bianco).
  • La rivalutazione della cultura evangelica: dei pastori o dei teologi evangelici e delle loro predicazioni, come quella dei protagonisti della cultura protestante meridionale (a cominciare da Giuseppe Gangale, filosofo, calabrese ormai dimenticato).
  • La riflessione sulla spiritualità pagano-rituale del Mezzogiorno, spesso considerata dalla chiesa cattolica come “religiosità popolare” (dopo il libro di Mottu e Castiglione del 1977, Religione popolare in un’ottica protestante, ed. Claudiana, noi evangelici non abbiamo prodotto più nulla a riguardo).
  • L’animazione del dibattito culturale, in una logica progressista, con la cultura laica e cattolica, sui temi della democrazia, della legalità, degli immigrati e dello sviluppo nel Sud.
  • L’aggiornamento dello studio della plasmazione culturale del sud ovvero della Questione cattolica nel Mezzogiorno (dopo le analisi e le intuizioni metodiste degli anni passati).
  • La partecipazione al dibattito meridionalista, aggiornando il nostro contributo specifico di evangelici.
  • Progetti editoriali e azioni divulgative sui temi del Meridionalismo evangelico, prendendo esempio da quanto sta già facendo il Centro di Documentazione metodista di Ecumene, che pubblica libri, stimola ricerche e costruisce partnership con le Università.

 

Alla fine, comunque, rimango sempre più convinto, come metodista meridionale un po’ eretico, che tutti i nostri “luoghi culturali” abbiano un senso solo se possono dare un contributo originale, in ultima istanza, per dirla con Paolo Naso, «alla coscienza dell’individuo, a quella cultura della responsabilità individuale che ha una ricaduta collettiva tipica della tradizione protestante»2.

 

  1. Giorgio Bouchard, «La presenza evangelica nel Mezzogiorno», in FCEI, Eboli ed oltre, Claudiana, 1988, p. 150.
  2. Paolo Naso, Esperienze e interpretazioni del meridionalismo evangelico, Meridiana n. 113, “Sud Evangelico”, Viella Editore, 2025, pp. 62-63.