“Il Razzismo è una brutta storia”
Il primo rapporto annuale dell’associazione promossa dal Gruppo Feltrinelli. Carlo Feltrinelli: «Questo Rapporto vuole essere pratica culturale e politica per sensibilizzare, sostenere il mondo delle associazioni e promuovere il confronto sui temi e sulle possibili risposte»
Come si manifesta oggi il razzismo in Italia? Come viene strumentalizzato dalla politica? E quali pratiche stanno già costruendo risposte e prospettive in un momento così critico?
A queste domande prova a rispondere Ricomporre le fratture. Dati, pratiche e prospettive contro il razzismo in Italia 2025-2026, il primo rapporto annuale de Il Razzismo è una brutta storia, l’associazione promossa dal Gruppo Feltrinelli. Il documento, edito dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli come primo volume della collana “respiri”, è curato dall’esperta di migrazioni e trasformazioni culturali Tana Anglana, e raccoglie contributi di ricercatori, attivisti, organizzazioni della società civile ed esperti del settore.
Il Rapporto esce a settembre 2026, nel mese che ricorda l’uccisione del diciannovenne Abdoul Guibre, noto come Abba, avvenuta diciotto anni fa a Milano sullo sfondo di insulti razzisti, e il lancio della campagna Il Razzismo è una brutta storia da parte del Gruppo Feltrinelli e dell’agenzia Tita.
«Diciotto anni fa, con l’uccisione di Abba a Milano, il Gruppo Feltrinelli prendeva un impegno sul tema del razzismo, con la campagna nelle Librerie Feltrinelli Il Razzismo è una brutta storia e con la costituzione dell’associazione tre anni dopo. La situazione oggi è evidentemente peggiorata», commenta l’editore Carlo Feltrinelli, Presidente dell’associazione. «Attraverso la cultura volevamo sottrarre il razzismo al dibattito strumentalizzato dalla politica e riportarlo alle coscienze delle persone, costruendo incontro, ascolto, riconoscimento e unione per una società migliore. La sfida è aperta e questo Rapporto vuole essere pratica culturale e politica per sensibilizzare, sostenere il mondo delle associazioni e promuovere il confronto sui temi e sulle possibili risposte».
Il rapporto offre una lettura articolata del fenomeno, combinando dati, analisi, testimonianze e prospettive sul futuro. Prende avvio dai principali episodi che nel 2025 hanno generato picchi di xenofobia online secondo la Mappa dell’Intolleranza di Vox Diritti: dall’inseguimento mortale di Ramy Elgaml da parte dei carabinieri a Milano, al razzismo durante la campagna per il Referendum Cittadinanza; dall’odio estivo a seguito di un doppio naufragio a Lampedusa, alle reazioni intorno al caso dell’agente che sparò a Moussa Diarra a Verona.
Questi quattro momenti sono approfonditi, nella forma di storie e testimonianze, nei contributi del giurista e attivista veronese Youssef Moukrim, di Fioralba Duma del Movimento Italiani Senza Cittadinanza, e sono collegatia fenomeni più profondi e strutturali: disuguaglianze economiche, discriminazioni nell’accesso ai diritti, segregazione educativa, esclusione abitativa e rappresentazioni distorte nello spazio pubblico.
Le ricerche disponibili più recenti dimostrano come gli ostacoli sistemici comprimano l’uguaglianza sostanziale sancita dall’articolo 3 della Costituzione per chi ha un background migratorio. Sul piano economico, i dati indicano che l’incidenza della povertà assoluta sale al 30,4% tra le famiglie con almeno un componente straniero (e al 35,2% per quelle solo straniere), a fronte del 6,2% tra le famiglie italiane. Nel mercato della casa, ben 2 persone su 3 (66,7%) dichiarano di essersi viste rifiutare un affitto a causa della propria origine; nel lavoro, quasi una persona su due (46,6%) ha lavorato senza contratto e un terzo (33,3%) svolge mansioni inferiori alle proprie qualifiche. Le disuguaglianze si riflettono anche nella scuola – dove il ritardo scolastico colpisce il 26,4% degli studenti stranieri contro il 7,9% degli italiani – nell’informazione, con una sottorappresentazione delle persone migranti e rifugiate, e sul piano della salute mentale: chi subisce discriminazioni razziali presenta un rischio superiore del 77% di sviluppare sintomi psicotici.
La diagnosi proposta dal Rapporto è quella di una serie di fratture materiali e simboliche che favoriscono la diffusione del razzismo.
Accanto alla diagnosi, il Rapporto dedica ampio spazio alle risposte, con una mappatura di esperienze da conoscere e da valorizzare in tutta Italia. Sono decine le pratiche antirazziste raccolte e analizzate dal team di ricerca: iniziative che intervengono nel lavoro, nella scuola, nella cultura, nei media, nello sport, nella salute e nella tutela dei diritti, mostrando come sia possibile costruire inclusione, partecipazione e coesione sociale a partire dai territori.
Le pratiche, portate avanti da istituzioni, sindacati, associazioni e collettivi, sono state selezionate per la loro tensione a un cambiamento strutturale. Tra le esperienze presentate figurano il contrasto allo sfruttamento lavorativo portato avanti da Nocap e Sos Rosarno, le iniziative contro le discriminazioni nell’accesso alla casa promosse dal Comune di Torino, i progetti sulla profilazione razziale come Yaya e Come Dire, le reti educative di Educare alle differenze, insieme a esperienze universitarie, sportive e culturali diffuse sul territorio. Un focus è dedicato anche alle narrazioni strategiche, per decostruire la normalità delle disuguaglianze e delle gerarchie tra gruppi. Una mappatura in divenire, che evidenzia come le pratiche più efficaci siano quelle capaci di intervenire contemporaneamente sulle condizioni materiali, sull’organizzazione dei contesti e sugli immaginari collettivi.
Di fronte all’ascesa delle estreme destre e alla propaganda sulla ‘remigrazione’, il Rapporto, che ospita in copertina il quadro Codice Sogni dell’artista e scrittice Gabriella Kuruvilla e di Luca Tridente, propone anche riflessioni e sguardi sul futuro di chi da anni si occupa di questo tema. Gad Lerner descrive nella prefazione il quadro contemporaneo come una fase di “normalizzazione del disprezzo”, lo collega al tema della “guerra agli ultimi” e auspica che l’antirazzismo sappia rifiutare semplificazioni e la politica costruire risposte. Per Espérance Hakuzwimana e Grace Fainelli, il cambiamento passa innanzitutto da una scuola capace di valorizzare la pluralità che già la attraversa, mentre per Giulia Vicini e Nicola Datena dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, la sfida riguarda il superamento del razzismo istituzionale che si manifesta nelle politiche migratorie e la speranza viene dalla prospettiva di una nuova organizzazione collettiva anche nel ‘Terzo Settore”.