Gesù è la porta

Un giorno una parola – commento a Giovanni 10, 9

 

 

La tua benevolenza, o Signore, sia sopra di noi, poiché abbiamo sperato in te

Salmo 33, 22

 

Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura

Giovanni 10, 9

 

Conosciamo “il Buon Pastore”, abbiamo incontrato “l’Agnello di Dio”, ma raramente pensiamo a Gesù come ad un oggetto inanimato. Eppure, nello stesso passo in cui Gesù dice chiaramente “Io sono il buon pastore”, sostiene anche di essere la porta dell’ovile.

 

Al principio questa immagine può risultare un po’ troppo statica, come se il Signore fosse fermo immobile, mentre il mondo gli gira intorno, ma è l’esatto opposto. La porta definisce chi ha diritto di entrare, e avere a che fare con il gregge. La salvezza non è un recinto in cui barricarsi, rifiutando un mondo crudele, ma entrare nell’ovile dalla porta offre protezione dalle angosce, dal giudizio e dal peccato, donando guarigione e sicurezza profonda. Però dall’ovile si può anche uscire, per portare fuori la guarigione che abbiamo trovato dentro, perché si possa vivere il mondo senza esserne sopraffatti, mantenendo la stessa dignità di chi è rimasto dentro.

 

La porta è anche uno schermo per tenere fuori chi vuole relazionarsi con il gregge in modo violento e criminale. Nessun “uomo forte” può pretendere di essere il pastore, e nessun messaggio d’odio o di violenza può varcare quella soglia. Se Cristo è la porta, allora l’ovile può essere ovunque, e la sua esistenza non può essere rinchiusa da mura, ma è caratterizzata dall’entrare e uscire, dalla relazione con Gesù, e tra di noi, perché chi è stato dentro, e ora è fuori, può raccontare sia la sicurezza dell’ovile, sia la gioia del pascolo, a chi incontrerà e avrà voglia di ascoltare. Amen.