Il dono della salvezza

Un giorno una parola – commento a Atti degli apostoli 2, 39

 

 

«Ecco i giorni vengono», dice il Signore, «in cui farò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda»

Geremia 31, 31

 

 

Pietro disse: «Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà»

Atti degli apostoli 2, 39

 

 

Molte persone si stupiscono che politici di parti avverse siano grandi amici, dietro le quinte del discorso pubblico. Per alcune persone è il segno della deriva dei tempi, perché “sono tutti uguali”, per altre un grande tradimento, e, in generale, non è azzardato dire che, mai come in questo periodo storico, la divisione in tifoserie ed eserciti nemici sia la base della nostra società. Tutti “noi”, quali che siamo, pensiamo che “loro” siano la disgrazia dell’umanità, e viceversa.

 

A curare questo pensiero viene la Pentecoste, il momento in cui i muri di comprensione crollano, e i limiti diventano possibilità. Oggi ascoltiamo il messaggio di resurrezione e vita di Gesù, “Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina” (Gal. 3, 28), direbbe Paolo. Non solo la salvezza è possibile per noi, non solo questa salvezza è a portata di mano per la nostra famiglia e la nostra discendenza, ma anche quelli che sono lontani possono arrivare alla salvezza “per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà”. La scelta è di Dio, non nostra. Il “nostro” Dio sarà anche il “loro” Dio, e “noi” non avremmo più nessun “loro” contro cui prendercela, ma avremo davanti uomini e donne con cui lavorare, costruire, crescere.

 

Ma questa è l’epoca del tifo e degli eserciti schierati, nessuno vuole avere dei collaboratori con cui faticare a costruire il mondo, preferiamo di gran lunga avere nemici da abbattere. Quanta fatica dovrà fare il Signore, per cambiare i nostri cuori? Amen.