Sionismo cristiano, parliamone

Al via a Istanbul una conferenza internazionale organizzata dalla Chiesa presbiteriana degli Usa e dall’università di Betlemme “Dar al-Kalima”

 

Ieri 1° settembre a Istanbul, l’Università “Dar al-Kalima”, in collaborazione con la Chiesa Presbiteriana (USA), ha aperto la conferenza internazionale “Cristianesimo senza sionismo: mappare e contrastare il sionismo cristiano in Asia e Africa“, che fino al 6 settembre riunisce studiosi, teologi, leader religiosi e attivisti per offrire una piattaforma fondamentale per esaminare criticamente l’ascesa del sionismo cristiano, i suoi fondamenti teologici e biblici e i suoi legami con il colonialismo e le realtà politiche contemporanee, in particolare il loro impatto su chiese e comunità in tutto il Sud del mondo.

 

Per sionismo cristiano si intende quella corrente di pensiero teologico, radicato soprattutto in ambito evangelico protestante, che ritiene il ritorno degli ebrei nella Terra Santa e la fondazione dello Stato di Israele nel 1948 segno del compimento delle profezie bibliche. 

Attraverso interventi di relatori di spicco, presentazioni di ricerche, tavole rotonde, workshop e dibattiti strategici, i partecipanti studieranno le voci teologiche impegnate nel decolonialismo, radicate nella giustizia, nella pace e nella solidarietà con la Palestina; rafforzeranno le reti internazionali; e svilupperanno risorse pratiche per fornire a chiese e istituzioni teologiche gli strumenti necessari per conoscere e contrastare il sionismo cristiano, considerato uno degli ostacoli al dialogo e al raggiungimento di un obiettivo di convivenza nella regione.

 

Dalla riflessione critica all’azione collettiva, la conferenza si propone di promuovere una testimonianza cristiana fondata sulla giustizia, la dignità e la speranza.

 

L’Università “Dar al-Kalima” è un istituto di istruzione superiore unico nel suo genere in Palestina, incentrato sulla creatività e sul pensiero critico. Offre diplomi e lauree triennali nelle arti visive e performative. L’obiettivo è preservare l’identità palestinese e dare alle giovani generazioni gli strumenti per svolgere un ruolo attivo nella società in cui si trovano a vivere.

 

Un atto dell’assemblea generale del 2024 della PcUsa, la Chiesa presbiteriana negli Stati Uniti invita la chiesa «a collaborare con i nostri partner in tutto il mondo, che pure si trovano ad affrontare la diffusione del sionismo cristiano nei loro contesti, e a creare spazi in cui esperienze e risorse possano essere condivise attraverso reti create per contrastare la diffusione del sionismo cristiano a livello globale. Ciò include l’organizzazione di eventi con partner negli Stati Uniti, in Africa e in Asia, dove il sionismo cristiano si sta diffondendo. Invitiamo le persone di fede a promuovere una pace giusta con pieni ed eguali diritti umani per tutti i popoli di Palestina e Israele».

 

Fra i relatori Mitri Raheb della Chiesa luterana di Betlemme, fondatore e presidente dell’Università Dar al-Kalima e teologo palestinese con il maggior numero di pubblicazioni. I suoi libri e numerosi articoli sono stati tradotti finora in tredici lingue e nel 2015 gli è stato assegnato il Premio Olof Palme insieme al giornalista israeliano Gideon Levy «per la loro coraggiosa e instancabile lotta contro l’occupazione e la violenza, e per un futuro del Medio Oriente caratterizzato da coesistenza pacifica e uguaglianza per tutti».

Presenti anche la portavoce della Chiesa presbiteriana statunitense, la pastora Jihyun Oh, e Luciano Kovacs, valdese, responsabile delle relazioni ecumeniche della PcUsa con Europa e Medio Oriente.

 

Come scriveva il teologo Piero Stefani su “Il Regno” del novembre 2023 «Il sostegno senza riserve allo Stato d’Israele da parte del sionismo cristiano avviene all’interno di una concezione apocalittica che valuta il ruolo assegnato al popolo ebraico componente essenziale perché la storia pervenga al suo esito finale. La prospettiva è però proposta secondo interpretazioni estranee all’ebraismo.

Il massimo sostegno a Israele coincide, dunque, con un’accentuata strumentalizzazione pseudoteologica del popolo ebraico. Non stupisce quindi che molte dichiarazioni ufficiali distorcano in senso ideologico affermazioni all’apparenza condivisibili.

Anche nelle attuali società multi-religiose e multi-a-religiose l’intreccio tra teologia e politica è lungi dall’aver terminato il suo percorso così facilmente esposto a molteplici degenerazioni».