Il segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese (Cec), il pastore Jerry Pillay, ha espresso profondo cordoglio per la catastrofica alluvione che ha colpito la regione di confine tra Nepal e Tibet il 26 agosto.
« Abbiamo seguito le notizie con sgomento e tristezza: diverse centinaia di persone sono morte, e il bilancio continua a salire, e qmigliaia di altre – residenti, personale di sicurezza, lavoratori del settore idroelettrico e di frontiera, e centinaia di pellegrini e viaggiatori stranieri di molte nazioni – risultano ancora disperse o irreperibili», ha scritto Pillay in una lettera pastorale inviata alla Conferenza cristiana dell’Asia. « Molte altre sono rimaste ferite, sfollate o hanno perso la casa, la terra e i mezzi di sussistenza».
Interi villaggi, ponti, strade e luoghi di pellegrinaggio sono stati spazzati via in pochi minuti.
« I nostri cuori sono affranti e presentiamo questa tragedia davanti a Dio in segno di lutto», ha scritto Pillay. « Condividiamo il vostro dolore».
Molte famiglie sono ancora in attesa di notizie dei dispersi: un genitore, un figlio, un figlio o una figlia pellegrini, un viaggiatore straniero lontano da casa. «Preghiamo che le squadre di ricerca e soccorso possano ancora portare delle risposte e che la presenza di Dio vi sostenga nell’angoscia dell’incertezza», ha scritto Pillay. «Ai feriti e a coloro che hanno perso le loro case, le loro terre, i loro animali e i loro mezzi di sussistenza in queste remote valli montane, assicuriamo che non siete soli e non siete stati dimenticati, per quanto lontani dall’attenzione del mondo possano sembrare i vostri villaggi».
Pillay ha espresso solidarietà al governo e al popolo del Nepal, al Consiglio nazionale delle chiese del Nepal e alle sue chiese membro, nonché ai partner ecumenici del Consiglio ecumenico delle Chiese in tutta la regione.
«Rivolgiamo le nostre preghiere anche alle comunità oltre confine, nella Regione Autonoma del Tibet, che condividono con noi questa stessa catastrofe e questo stesso dolore», ha scritto ancora. «Ringraziamo Dio per il coraggio e la resistenza dei primi soccorritori: l’Esercito nepalese, e la Polizia; i piloti e gli equipaggi degli elicotteri che si sono avventurati in territori montuosi insidiosi; e i volontari, gli operatori sanitari, i leader locali e i semplici cittadini che, spesso a grande rischio personale, hanno cercato tra le macerie, trasportato i feriti e confortato i familiari delle vittime».
Pillay ha sottolineato che le persone e le comunità delle remote valli montane non devono mai essere trascurate. «Incoraggiamo le nostre chiese membro e tutte le persone di fede e di buona volontà ad agire insieme in risposta ai bisogni di queste comunità, facendo leva sul dono divino presente in ogni persona. Possa la nostra risposta contribuire a ricostruire la fiducia: fiducia reciproca, fiducia nella nostra comune umanità e, in definitiva, apertura alla fede e fiducia in Dio».
La segretaria generale della Conferenza cristiana dell’Asia (Cca), la pastora Jung Eun Grace Moon, ha dichiarato: «I nostri cuori sono colmi di dolore mentre ricordiamo i popoli del Nepal e del Tibet in questo momento di profonda sofferenza. Ci uniamo al dolore di ogni famiglia che ha perso una persona cara; siamo vicini a coloro che attendono ancora notizie e condividiamo il lutto con le comunità le cui case e i cui mezzi di sussistenza sono stati spazzati via. In mezzo a un dolore così immenso, preghiamo che i popoli del Nepal e del Tibet sappiano di non essere soli. Siamo uniti in quest’ora di angoscia».