Conoscere il nome di Dio

Un giorno una Parola – commento a Salmo 91, 14

 

 

Il Signore dice: «Lo proteggerò, perché conosce il mio nome»

Salmo 91, 14

 

Gesù pregò: «Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno»

Giovanni 17, 15

 

Anche questo versetto è tratto da un salmo, presumibilmente quindi faceva parte di un canto o forse anche di una preghiera. Siamo quindi ancora nell’ambito di una fede vissuta. Vivere la fede o, forse più propriamente, vivere avendo fede, non è facile. La vita può velocemente trasformarsi in un’esistenza sofferta, dove nel cuore e nella mente, a volte per anni, a volte per sempre, si svolge la lotta, quella che tecnicamente si chiama psicomachia, tra pensieri e attitudini che mirano a prevalere nel nostro animo. “Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede”, si legge in modo esemplare in II Timoteo 4, 7.

 

Un versetto del Libro dei Proverbi può essere propedeutico: “Il nome del Signore è una forte torre; il giusto vi corre e vi trova un alto rifugio” (18, 10). Ciò che garantisce il rifugio è il nome del Signore, così come il conoscere il suo nome, per quanto ci riguarda in modo più specifico, è garanzia di protezione. Insomma: non si trovano in noi, non sono in nostro possesso, gli strumenti sufficienti per una vita ben spesa. Ma ci vengono dati o, forse meglio, ci vengono offerti.

 

Conoscere il nome di Dio è anche questo. A Mosè, che chiede a Dio quale sia il Suo nome (Esodo 3,14), viene data una risposta più simile ad una voce verbale che non ad un sostantivo. Viene risposto non con una definizione ma piuttosto con una descrizione. Lo trovo, come un ultimo arrivato, anch’io più incoraggiante e più rassicurante. Chi si fa conoscere, piuttosto che definire, gradualmente e lungo gli anni, è più affidabile, e mi si perdonerà la pedanteria se faccio notare che affidabile significa meritevole di fede. È sempre la Seconda Lettera a Timoteo ad esemplificarlo in modo credibile, credibile appunto perché anche sofferto: “È anche per questo motivo che soffro queste cose; ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e sono convinto che egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel giorno” (1, 12). Amen.