Avvicinarsi a Dio, l’Altissimo

Un giorno una Parola – commento a Salmo 57, 2

 

 

 

Io invocherò Dio, l’Altissimo, Dio che agisce in mio favore

Salmo 57, 2

 

Gesù disse: «Fino ad ora non avete chiesto nulla nel mio nome; chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia completa»

Giovanni 16, 24

 

 

Questo versetto è tratto da una delle opere dell’Antico Testamento correntemente definite col termine Scritti. Ed in particolare è tratto da un salmo, da un testo cioè che costituiva forse un canto per Israele, o forse una preghiera tout court.

 

Quello che mi colpisce è il modo in cui viene definito Dio: l’Altissimo. Dio, Padre di Gesù Cristo, si fa più vicino a noi quando iniziamo a pregarlo, come ci ha insegnato Gesù, con le parole: Padre nostro che sei nei cieli. Da Esodo in poi, Dio ci indica un modello di vita che sta sempre al di sopra della nostra provvisoria realtà contingente. “Vedi di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte” è l’ammonimento che Dio fa a Mosè in Esodo 25, 40 (ripreso, non per niente, anche dalla Lettera agli Ebrei 8, 5).

 

E colui che ci avvicina un po’ di più all’Altissimo, al modello di una volontà che, qui da noi, e nella storia, deve ispirarsi a quella che vige nei cieli, è sempre Lui: Cristo Gesù. Gesù, nei momenti cruciali, come leggiamo in tutti gli evangeli, prima di intervenire ed agire, spesso alza gli occhi verso il cielo. Trovo tutto questo molto istruttivo. Il mio modello non è qui ed ora, ma sempre un po’ oltre, un po’ sopra la mia realtà quotidiana. Se non fosse così, alla lunga la stanchezza e la disillusione prevarrebbero. Dio, l’Altissimo, non è tale perché è lontano da me, quanto piuttosto perché mi sprona ed esorta a non rassegnarmi, a non accontentarmi, a non fermarmi: in altre parole, a sperare in meglio. Da buon pedagogo, Dio alza sempre un po’ l’asticella, ma non per farmi sentire incapace, bensì per incoraggiarmi. Amen.