Una chiesa che sceglie la democrazia
Al via domani 22 agosto il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi
Sabato scorso a Massello in Val Germanasca (To) si è celebrata la festa del 15 agosto delle chiese valdesi del I Distretto e il prossimo 22 agosto si aprirà con il consueto corteo a Torre Pellice (To) il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi. A “Tra le parole”, la rubrica del Culto evangelico di Radio Uno Rai, è intervenuto il professor Paolo Naso, politologo e curatore del volume I Valdesi nello spazio pubblico –1870-1990, dialoghi, alleanze, strategie, pubblicato dalla Claudiana nella collana Società di Studi Valdesi.
«La Chiesa valdese – ha esordito Naso in trasmissione –, esce da un periodo interessante dal punto di vista storiografico; nel 2024 sono stati ricordati gli 850 anni di questa comunità, che nasce prima della Riforma: un’occasione per produrre testi importanti, che hanno consentito di ragionare sulla storia, la vita, le prospettive di questa comunità. Una chiesa protestante di matrice riformata, una comunità di credenti. La ricorrenza del 15 agosto l’ha appena dimostrato, questi grandi raduni che si tengono nelle “valli valdesi” mostrano quanto i valdesi siano comunità, e non soltanto una Chiesa che si ritrova per il culto: una comunità di persone che tesse relazioni, amicizie, rapporti di fraternità, scambi. La Chiesa valdese – prosegue Naso – è dunque anche una componente della società italiana.
Nei secoli, o se vogliamo nei decenni, l’idea che i valdesi non fossero soltanto una sorta di “riserva indiana” della Riforma protestante, e dunque ghettizzata in un’area limitata, ma fossero invece una componente viva della società italiana si è fatta strada. Certamente tra difficoltà notevolissime con l’opposizione di cattolicesimi più retrivi e anti-ecumenici. Però oggi, in ambito sia laico sia cattolico, si riconosce al mondo valdese e a quello metodista di essere l’espressione di chiese, comunità, di popolo capaci di contribuire attivamente al dibattito culturale e sociale del nostro paese».
– Prof. Naso, il volume si concentra sul tema della presenza e del contributo dei valdesi nello spazio pubblico dell’Italia Unita. Perché siete però partiti dal 1870 e vi siete fermati al 1990 senza arrivare ai giorni nostri?
«Il 1870 è una data simbolica, in cui cade il sistema di potere temporale della Chiesa cattolica, in cui l’Italia tenta una strada di laicizzazione delle istituzioni, del pensiero, della cultura, una data nella quale il mondo evangelico, in particolare le chiese valdesi e metodiste, sono molto reattive e si sentono pronte a vivere questo spazio nuovo che emerge a seguito delle novità politiche; quindi della costruzione di uno Stato che sorge anche sulle macerie del potere temporale della Chiesa cattolica».
– Quindi è un’occasione, un’opportunità colta per lanciare un piano di evangelizzazione?
«Se lo guardiamo con le nostre lenti di oggi. Dalle Alpi fino alla Sicilia immaginiamo un’Italia che conosce, e talvolta per la prima volta, il pensiero della Riforma, il pensiero evangelico, che conosce – senza forzature – per la prima volta la Bibbia. Tutta questa storia è ricostruita nel volume, pagine che raccontano anche gli anni del fascismo, anni durissimi, anni di repressione. Arrivando poi al dopoguerra, alle grandi speranze suscitate dal dopoguerra, e che richiedono alla Chiesa un riposizionamento in uno Stato che non è più quello liberale né quello fascista, ma è uno Stato per la prima volta democratico; per arrivare poi a periodi più vicini a noi e di grande intensità.
Il libro è un libro di storia – chiosa poi Naso –, ogni libro di storia ha una sua precisa periodizzazione, che cerca di stare lontana dall’attualità più stretta. Ma c’è un’altra ragione per cui ci siamo fermati agli anni Sessanta, e poi sino alla fine degli anni Novanta, perché sono stati anni eccezionalmente rilevanti dal punto di vista della storia della società italiana e per la Chiesa valdese, le Chiese metodiste e protestanti e evangeliche tutte: il Concilio Vaticano II. Il Concilio ha cambiato i rapporti tra il mondo cattolico e il protestantesimo italiano e internazionale.
Dall’opposizione si passò al dialogo, a una forma di cooperazione, di sostegno, di attenzione teologica reciproca. Poi ci fu il ’68, un terremoto che cambiò costumi, mentalità, che influì notevolmente nel processo di modernizzazione della società italiana e che contribuì a rafforzare alcuni processi interni al protestantesimo italiano. Furono gli anni in cui naque la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei): i valdesi e i metodisti si ritrovano a pensare e collaborare insieme ai battisti, ai luterani, all’Esercito della salvezza, per citarne solo alcuni, e ancora in questo periodo accadde l’integrazione, ossia due componenti storiche del protestantesimo italiano, quella valdese e quella metodista, decisero di dare vita, nel 1975, a un esperimento molto originale, un processo che non fu una fusione tout court, ma che fu vera integrazione: senza annientare le due identità si dette vita a un processo nel quale seppero mettere in comune i loro patrimoni, le loro relazioni, le loro prospettive, per dar vita a quella che oggi chiamiamo appunto l’Unione delle chiese metodiste e valdesi.
E ancora il 1974, un anno storico dal punto di vista della presenza nello spazio pubblico, anno che traghettò un processo di lavoro intenso che culmino dieci anni più tardi alla prima Intesa tra lo stato italiano e una confessione religiosa diversa dalla cattolica, come previsto dall’Art. 8 della Costituzione, proprio con la Chiesa valdese. Vorrei ricordare l’impegno giuridico e ecclesiologico di un personaggio come Giorgio Peyrot, molto attivo in questo processo, insieme alla determinazione delle dirigenze dell’epoca».
– Siamo alla vigilia del Sinodo: perché è importante questo momento?
«Perché è la dimostrazione vivida di come funziona una Chiesa riformata, cioè una Chiesa che non vive di dogmi che si tramandano ma che costruisce la sua strada nella storia giorno per giorno, anno per anno: un corpo vivo, un corpo non soltanto di consacrati, non soltanto di pastore e pastori, di diacone e diaconi, ma è anche un corpo di laiche, laici capace di saper praticare l’esercizio della democrazia, una democrazia vissuta e partecipata. Il Sinodo – evento nazionale e non locale – funziona esattamente come un piccolo parlamento e, in un tempo nel quale il valore della democrazia sembra essere spesso trascurato, è importantissimo far emergere invece l’idea di una Chiesa che da sempre sceglie la democrazia come espressione della propria vocazione».
«Tra le parole» a cura di Gian Mario Gillio è andata in onda domenica 16 agosto per il «Culto evangelico», trasmissione (del Giornale Radio) di Rai Radio1 a cura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Per riascoltare il programma è possibile collegarsi al sito: www.raiplaysound.it