Il fuoco che apre al futuro
Un giorno una parola – commento a Geremia 9, 7
Così parla il Signore degli eserciti: «Ecco, io li fonderò nel crogiuolo per saggiarli»
Geremia 9, 7
Poi, uscito, andò come al solito, al monte degli Ulivi; e anche i discepoli lo seguirono. Giungo sul luogo, disse loro: «Pregate di non entrare in tentazione»
Luca 22, 39-40
Un’immagine spaventosa, anche per chi non conosce nulla dell’arte della fusione dei metalli, tanto più che qui non si parla di minerali ma di persone. Eppure, nella seconda parte di questo agghiacciante (o meglio rovente) proposito, apprendiamo, con sorpresa, il motivo di questo linguaggio così duro: “che altro potrò fare nei riguardi della figlia del mio popolo?”. A parlare è Dio e la «figlia del mio popolo» è un’immagine con cui viene rappresentata Sion, cioè Gerusalemme.
Che è successo di tanto grave? Leggiamo i capi di accusa nella testimonianza del profeta Geremia, il quale, al capitolo 6, era stato incaricato da Dio di agire come “saggiatore”. Attraverso la sua parola di ammonimento, Geremia doveva distinguere ciò che nella società poteva ancora costituire il fondamento di una conversione da ciò che ormai corrompeva le relazioni tra le persone.
È riuscito il profeta in questa impresa? Con il versetto di oggi è il Signore che in prima persona, subentra al suo profeta, e, dopo una sofferta ponderazione, irrompe con l’unico rimedio ancora possibile: il suo giudizio. Distruggere, attenzione, non significa annientare, bensì separare: il fuoco non fa terra bruciata come gli incendi che devastano ogni estate la macchia mediterranea, bensì libera le parti che hanno valore e futuro, da quelle ormai corrotte.
Ma quali sono queste impurità, che richiedono un intervento così radicale? Già una lettura veloce del contesto ci informa su atteggiamenti di falsità e opportunismo verso il prossimo, che portano a non rispettare gli impegni presi. Sembra che la radice della malvagità consista in quello che oggi chiameremmo mancanza di rispetto per gli altri, un concetto che nella Bibbia si fonda sull’idea della responsabilità in un quadro di fedeltà ad un patto stabilito. Ma dove nasce questo patto? Da Colui che per primo si è impegnato stabilmente con l’umanità.
Allora non spaventiamoci se Dio prende una decisione “rovente”: quelle scorie gridano ingiustizia e il Dio Fedele al suo patto non vuole consumare la vita, ma purificarla, per donarci ancora un futuro. Amen.