Conoscere Dio

Un giorno una parola – commento a Daniele 11, 32

 

 

Il popolo di quelli che conoscono il loro Dio mostrerà fermezza e agirà

Daniele 11, 32

 

Queste cose dice il Santo, il Veritiero, colui che ha la chiave di Davide, colui che apre e nessuno chiude, che chiude e nessuno apre: Siccome hai osservato la mia esortazione alla costanza, anch’io ti preserverò dall’ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra

Apocalisse 3, 7. 10

Dopo alcune settimane senza televisione, mi sono deciso a chiamare l’elettricista. Finalmente ho potuto nuovamente guardare i notiziari, le uniche trasmissioni che seguo, magari mentre faccio altro in cucina, anche perché purtroppo non ho l’abitudine di acquistare regolarmente un quotidiano. Devo dire, però, che le ultime notizie non sembrano avere il potere di rinfrescare i già provati sistemi nervosi: l’“impazzimento” del clima non è davvero improvviso: è il risultato di un processo lungo le cui cause hanno molto a che fare con il nostro modo di vivere.

 

Anche di popoli che dichiarano di conoscere il loro Dio ne abbiamo “i denti pieni”, come si dice in ceco, soprattutto quando questa convinzione diventa motivo di fermezza e persino di violenza…

 

Ripensando a questo versetto di Daniele, ho fatto fatica a mantenere la mente lucida: dopo complesse vicende politiche e trattative con Roma, il siriano Antioco IV riesce a mantenere il proprio potere sulla regione della Siria meridionale. In Palestina, con il sostegno del movimento favorevole alla cultura ellenistica, promosse riforme in ambito culturale e religioso. Dopo un tentativo di rivolta, Antioco occupò Gerusalemme e impose il culto di Zeus al posto del culto di YAHWE. Da qui nacque la rivolta guidata da Giuda Maccabeo, fino alla riconsacrazione del tempio nel 164 a. C.

 

E allora chi sono, secondo Daniele, “coloro che conoscono il loro Dio”: coloro che non si lasciano sedurre, per interesse o convenienza, dall’abbandono della propria fede. La loro fermezza e la loro capacità di agire derivano da una consapevolezza profonda. L’unica riflessione che mi viene a questo punto è la seguente: conoscere Dio, il “proprio” Dio, non significa possederlo né usarlo contro gli altri. Significa riconoscere il modo in cui Dio stesso si è fatto conoscere. “Colui-che-è” si è rivelato come colui che dona libertà. Per questo, chi si dichiara dalla parte di quel Dio è chiamato a mostrare fermezza e ad agire per la libertà di tutti i popoli. Speriamo di poterne vedere traccia anche nei prossimi notiziari. Amen.