La Convenzione sui rifugiati rimane un’ancora di salvezza per milioni di persone
75 anni fa l’approvazione del testo. Le parole dell’Unhcr
Qui di seguito le parole di Elizabeth Tan, Direttrice della Divisione Protezione Internazionale e Soluzioni dell’UNHCR durante la conferenza stampa tenutasi il 24 luglio al Palais des Nations di Ginevra.
A settantacinque anni dalla sua apertura alla firma il 28 luglio 1951, la Convenzione sui rifugiati rimane il fondamento del sistema internazionale di protezione dei rifugiati e uno degli strumenti giuridici internazionali più significativi mai adottati.
Nata all’indomani della Seconda guerra mondiale, ha codificato un principio semplice ma potente: le persone costrette a fuggire da persecuzioni, conflitti o violenze devono poter trovare sicurezza e protezione.
Nessuna società è immune dalla guerra, dalla persecuzione o da sconvolgimenti improvvisi. La Convenzione si fonda su questa verità universale: le persone costrette a fuggire devono essere protette.
Negli ultimi sette decenni e mezzo, essa ha rappresentato un’ancora di salvezza per chi fuggiva da conflitti e persecuzioni, dall’Europa del dopoguerra e dalle guerre di liberazione nazionale in Africa, alle guerre in Indocina e alle dittature militari in America Latina, fino alle crisi più recenti in Afghanistan, Siria, Ucraina e Sudan.
149 Stati in totale sono parti della Convenzione, del suo Protocollo del 1967 o di entrambi, rendendola uno dei quadri giuridici internazionali più ampiamente sostenuti. Insieme, la Convenzione e il suo Protocollo definiscono chi è un rifugiato, stabiliscono i diritti dei rifugiati e fissano gli standard di trattamento che gli Stati si sono impegnati a rispettare. Il principio fondamentale di non respingimento – che vieta il rimpatrio di persone in un luogo dove potrebbero subire persecuzioni, torture o altri gravi danni – è riconosciuto dal diritto internazionale consuetudinario, che si applica a tutti i paesi, indipendentemente dal fatto che abbiano firmato o meno la Convenzione.
È importante sottolineare che la Convenzione si è dimostrata uno strumento vivo, che mantiene la sua rilevanza nel rispondere alle sfide contemporanee. Attraverso l’evoluzione della prassi degli Stati, le decisioni giudiziarie e gli orientamenti dell’UNHCR, l’Agenzia ONU per i rifugiati, essa ha sostenuto le risposte di protezione a questioni quali la persecuzione basata sul genere, il reclutamento forzato e i rischi che possono essere aggravati dagli impatti climatici laddove questi si intrecciano con conflitti, persecuzioni o altri gravi danni.
In un mondo che sta vivendo livelli record di crisi e instabilità – con oltre 130 conflitti armati registrati in tutto il mondo nel 2025, secondo il Comitato Internazionale della Croce Rossa – circa 41,6 milioni di rifugiati sono rimasti sradicati dalle loro terre. Anche in un contesto di dibattito sempre più polarizzato, il sostegno pubblico all’asilo rimane forte: circa due terzi delle persone intervistate quest’anno da Ipsos in 29 paesi sostengono il diritto di chi fugge dalla guerra o dalle persecuzioni di cercare rifugio.
Il sistema globale di asilo, tuttavia, è sotto pressione. Quasi il 70% dei rifugiati è ospitato da paesi a basso e medio reddito, molti dei quali devono affrontare le proprie sfide economiche e di sviluppo. Sette rifugiati su dieci vivono in esilio da cinque anni o più.
Alcuni sostengono che la Convenzione non sia più adeguata al mondo globalizzato di oggi, caratterizzato da flussi migratori misti e da sistemi di asilo sovraccarichi. Noi non siamo d’accordo. La Convenzione rimane il quadro di riferimento che consente agli Stati di distinguere coloro che necessitano di protezione internazionale da coloro che non ne hanno bisogno, garantendo al contempo che nessuno venga rimpatriato verso situazioni di persecuzione, tortura o altri gravi pericoli. Procedure eque ed efficienti per determinare lo status di rifugiato proteggono i rifugiati, rassicurano le comunità ospitanti e preservano la fiducia nel sistema di asilo. L’UNHCR è pronto a intensificare il proprio impegno con gli Stati e i partner per alleviare i limiti di capacità e garantire che le decisioni siano accurate e più rapide possibile. A coloro che non necessitano di protezione come rifugiati non dovrebbe essere concesso l’asilo e possono essere rimpatriati in modo sicuro e dignitoso. Anche questo fa parte di un sistema di asilo credibile.
Allo stesso tempo, la gestione delle frontiere deve rimanere incentrata sulla protezione. Siamo preoccupati per le pratiche che limitano l’accesso all’asilo, tra cui i respingimenti, il diniego di accesso al territorio e i rimpatri forzati. La Convenzione fornisce agli Stati un quadro di riferimento per gestire le frontiere, proteggendo al contempo le persone con un bisogno ben definito di protezione internazionale.
A queste pressioni si aggiungono gravi carenze di finanziamenti. Con l’UNHCR finanziato solo al 31 per cento alla fine di giugno, i servizi essenziali per le persone costrette a fuggire – compresi i gruppi estremamente vulnerabili – sono limitati.
In occasione del 75° anniversario della Convenzione, l’UNHCR chiede un rinnovato impegno a favore dell’istituzione dell’asilo, una cooperazione internazionale più forte e un maggiore sostegno ai rifugiati e alle comunità che li ospitano. Attraverso una serie di dialoghi nel 2026 – che si svolgeranno a livello locale, regionale e globale e coinvolgeranno governi, società civile, rifugiati, settore privato e altre parti interessate – stiamo lavorando per individuare modalità concrete per rafforzare la protezione e promuovere soluzioni.
A settantacinque anni dalla sua entrata in vigore, la Convenzione rappresenta oggi una prova della nostra determinazione collettiva a proteggere coloro che sono costretti a fuggire e a garantire l’accesso all’asilo a chi ne ha bisogno.