La Chiesa d’Inghilterra si è scusata per le adozioni forzate
Il riconoscimento del ruolo della chiesa nel sistema che costrinse migliaia di madri non sposate a rinunciare ai figli apre una riflessione sulla tutela dei minori vulnerabili di oggi
Tra il 1949 e il 1976, migliaia di donne non sposate furono costrette a dare in adozione i propri figli attraverso un sistema in parte gestito dalle chiese. La Chiesa d’Inghilterra si è ora scusata per la sua parte, ma Tarn Bright afferma che al pentimento devono seguire i fatti.
L’era delle adozioni forzate nel Regno Unito è un capitolo oscuro della storia sociale, che si estende principalmente nei tre decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Durante questo periodo, si stima che mezzo milione di bambini siano stati sottratti alle madri non sposate e dati in adozione senza il loro libero e informato consenso, in gran parte a causa dello stigma sociale.
Il meccanismo delle adozioni forzate era una collaborazione tra lo Stato, la Chiesa e i professionisti del settore medico, motivata dal desiderio di nascondere l’illegittimità e fornire figli alle coppie sposate.
In questo periodo, la Chiesa, principalmente attraverso tre confessioni principali, gestiva una vasta rete di case “madre e bambino”, organizzazioni di assistenza morale e agenzie di adozione.
Riconoscere l’errore è fondamentale per portare guarigione e risoluzione del trauma, sia per coloro che lo hanno commesso, sia per le centinaia di migliaia di persone che ne sono state vittime. Pertanto, Home for Good and Safe Families accoglie con favore queste scuse e si schiera al fianco di ogni madre, padre e bambino colpito da questa pratica, fortunatamente ora illegale.
Queste scuse, tuttavia, sono arrivate con notevole ritardo e solo dopo un’attenta analisi, che ha incluso rapporti della Commissione parlamentare per l’Istruzione (2026) e della Commissione congiunta per i diritti umani (2022), che hanno chiesto al Governo di riconoscere formalmente e scusarsi per queste ingiustizie.
Le scuse della Chiesa d’Inghilterra e del Governo rappresentano un momento di riflessione e un invito all’azione. La Chiesa dopo aver riconosciuto pienamente il danno causato e l’impatto duraturo delle adozioni forzate, dovrebbe anche stimolare un rinnovato impegno nei confronti dei bambini e dei giovani che oggi dipendono dal sistema di assistenza.
Se si vuole imparare dal passato, occorre garantire che ogni bambino, sia esso affidato, adottato o inserito in una struttura di accoglienza, abbia l’opportunità di crescere in una casa sicura, amorevole e stabile.