Moritz de Hadeln (1940-2026), iniziatore delle giurie ecumeniche

Scompare a 85 anni il grande direttore di festival che nel 1973 ha segnato la storia del dialogo tra cinema e fede

“Apprendiamo dal sito della Biennale di Venezia della morte a 85 anni di Moritz de Hadeln. Si può riassumere la sua vita dicendo che è stato direttore di festival: Nyon 1969-79, Locarno 1972-77, Berlino 1980-2001, Venezia 2002-03″. Lo scrive il pastore Peter Ciaccio sul sito dell’Associazione Protestante Cinema “Roberto Sbaffi”, di cui lo stesso Ciaccio è presidente.

 

“Nato in Inghilterra nel 1940, da padre inglese, Harry Hudson, adottato dallo storico dell’arte tedesco Detlev Freiherr von Hadeln, poi editore specializzato d’arte a Firenze, e madre rumena emigrata a Parigi da piccola, Alexandra Bălăceanu, scultrice e pittrice, Moritz de Hadeln studiò a Parigi e a metà degli anni Sessanta si stabilì a Zurigo – prosegue l’articolo – . Iniziò nel mondo del cinema come fotografo, direttore della fotografia e regista di documentari. Nel 1968 sposò Erika von dem Hagen, con cui restò unito in un saldo sodalizio personale e professionale fino alla morte di lei nel 2018.

 

Nel 1969 fondò il prestigioso Festival internazionale di Nyon per i documentari, ora noto come Visions du Réel, che diresse fino al 1979, dopo di che la direzione passò alla moglie Erika fino al 1993. Contemporaneamente, dal 1972 al 1977 diresse il Festival di Locarno. Tra il 1980 e il 2001 diresse il Festival di Berlino, gestendo sia anni cruciali della Guerra fredda sia quelli della riunificazione tedesca. Ha diretto poi la Mostra del Cinema di Venezia nel 2002 e 2003.

 

Quando una persona è stata un funzionario professionista passato da un incarico prestigioso a un altro, si potrebbe pensa che fosse “uno che piaceva a tutti”, una di quelle espressioni apparentemente positive, ma che spesso nascondono un giudizio non lusinghiero. Ma non fu questa la caratteristica di Moritz de Hadeln, persona di dialogo, ma anche osteggiato dalle frange più identitarie della società. A Locarno e poi a Berlino lavorò molto per rivendicare l’indipendenza dei festival dalla politica (cioè dalle influenze governative), mostrando in Occidente film provenienti dai paesi socialisti e dalla Cina. Fuori dal suo ufficio a Berlino aveva appesa la bandiera svizzera (nel 1986 ne ottenne la cittadinanza) per affermare che lì c’era la neutralità necessaria per incontrare tutti.

 

Moritz de Hadeln ha vissuto una vita intensa al vertice della cultura internazionale, ma noi lo ricordiamo in particolare per una cosa: da direttore di Locarno nel 1973 fu l’iniziatore della prima Giuria Ecumenica della storia, unendo il lavoro dell’organizzazione protestante INTERFILM e della cattolica OCIC (oggi Signis Cinema). Insieme a de Hadeln è bene ricordare i protagonisti di quella svolta: Yvan Stern, segretario per la comunicazione del vescovo cattolico di Friburgo-Losanna, padre Ambros Eichenberger, commissario dei media cattolici di Zurigo, il pastore Maurice Terrail di Losanna, direttore del Ufficio protestante per il cinema, il pastore Dölf Rindlisbacher di Berna, commissario dei media protestanti”.

 

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Nella foto Moritz ed Erika de Hadeln