Usa, proteste delle chiese contro la pena di morte
Mobilitazione in tutti gli Stati federali per chiedere una moratoria alle esecuzioni capitali. Che in realtà sono in aumento
«Il 2 luglio 1976 – ricordano Riccardo Noury e Monica Ricci Sargentini sul sito del Corriere della Sera – con la sentenza Gregg v. Georgia, la Corte suprema federale degli Usa dichiarò costituzionali le nuove leggi statali sulla pena di morte, ponendo fine al blocco in vigore dal 1972 a seguito della sentenza Furman v. Georgia. Questa aveva stabilito che le leggi di quasi tutti gli stati, per l’arbitrarietà dovuta all’estrema discrezionalità attribuita alle giurie, violavano l’VIII Emendamento alla Costituzione».
Da allora sono state eseguite 1669 condanne a morte.
Nonostante le temperature torride, in alcune delle giornate più calde dell’anno, attivisti, leader religiosi, esperti legali e sopravvissuti al braccio della morte si sono riuniti nei giorni scorsi presso la Corte Suprema degli Stati Uniti per una manifestazione in occasione del 50° anniversario della sentenza Gregg contro Georgia.
Organizzata da una coalizione di associazioni, la manifestazione del 2 luglio ha lanciato un messaggio chiaro: «50 anni di pena di morte, 50 anni di fallimenti. Basta con la pena di morte, ora!».
I partecipanti si sono riuniti per commemorare cinque decenni di attivismo, riflettere sul costo umano della pena capitale, celebrare i progressi verso l’abolizione e riaffermare il loro impegno per porre fine alla pena di morte in tutto il Paese.
Durante l’evento, i partecipanti hanno preso parte ad attività significative, tra cui suonare la campana del Delaware e lasciare impronte di mani rosse su striscioni esposti davanti al tribunale. Queste azioni simboliche hanno messo in luce l’impatto umano della pena di morte e delle esecuzioni.
L’evento ha visto gli interventi di esperti legali, sopravvissuti al braccio della morte e leader religiosi che hanno condiviso storie personali e prospettive sull’impatto ancora attuale della pena capitale. Tra i relatori figuravano Keith Swartzendruber, membro dello staff del Ncc, il Consiglio delle chiese cristiane negli Stati Uniti e il pastore Thomas L. Bowen, membro del consiglio direttivo del Ncc e segretario generale della Progressive National Baptist Convention (Pnbc).
I relatori hanno sottolineato le preoccupazioni relative alle condanne ingiuste, alle disparità razziali e alle questioni morali ed etiche legate all’uso della pena di morte. Hanno esortato i politici, le comunità religiose e l’opinione pubblica a continuare a lavorare per trovare alternative che tutelino la giustizia e rispettino la dignità di ogni vita umana.
Al termine della manifestazione, i partecipanti hanno ribadito la loro determinazione a proseguire il lavoro di generazioni di attivisti e a perseguire un futuro libero dalla pena capitale. A cinquant’anni dalla sentenza Gregg contro Georgia, gli organizzatori hanno affermato che il movimento per porre fine alla pena di morte rimane più urgente che mai.
Le esecuzioni negli Stati Uniti sono aumentate l’anno scorso, in gran parte guidate da un aumento in Florida.
La condanna a morte rimane una punizione legale in 27 stati. Di questi, quattro stati – California, Pennsylvania, Oregon e Ohio – hanno istituito moratorie di esecuzione negli ultimi anni.