Al via la Conferenza 2026 della Chiesa metodista britannica
Eletti il pastore Mark Slaney e Caroline Stead. Il racconto del pastore Luca Anziani (OPCEMI) tra sfide sociali, ecumenismo e l’appello per il Medio Oriente
«Con un solenne culto di consacrazione si è aperta a Telford la Conferenza 2026 della Chiesa Metodista di Gran Bretagna.
Nella prima giornata sono stati eletti il nuovo presidente, il pastore Mark Slaney, e la nuova vicepresidente della Conferenza, Caroline Stead. Rimarranno in carica per un anno con il compito di ascoltare le esigenze di chiese, circuiti e distretti della Chiesa Metodista in Gran Bretagna, oltre a occuparsi della rappresentanza all’estero. Nei discorsi del presidente e della vicepresidente sono emersi i temi più importanti dell’appuntamento di quest’anno».
A raccontare la Conferenza annuale della Chiesa metodista britannica — ospitata a Telford e divisa tra la sessione presbiterale (25-26 giugno, riservata ai pastori) e quella dei rappresentanti (27 giugno – 1° luglio), l’organo decisionale a composizione paritaria tra ministeri ordinati e laicato — è il pastore Luca Anziani, presidente dell’OPCEMI (Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia). Quelle che seguono sono le sue parole.
Il discorso inaugurale del nuovo Presidente, Mark Slaney, ha tracciato una linea di profonda continuità con il passato, lanciando al contempo un forte appello all’azione sociale. Guardando alle presidenze che sono andate dal 2019 al 2025, Slaney ha voluto ricordare che la guida della Chiesa nel presente è il frutto del retaggio e della sinergia del lavoro passato. Il presidente l’ha descritto come un “incessante flusso di spirito e verità, di saggezza ed esperienza che scorre nel corso degli anni”. Una continuità di esperienze che ha voluto valorizzare citando i temi cruciali affrontati dai suoi predecessori.
Per inaugurare il mandato appena iniziato, Mark Slaney ha dichiarato che la scelta del binomio guida, condivisa con la vicepresidente, è caduta sulle parole “Dolore e Gioia” (Sorrow and Joy). Si tratta di due elementi che si intrecciano costantemente nella vita dei fedeli e nella Bibbia, trovando la loro sintesi visiva e teologica nella Croce che “offre il paradosso di accogliere Gesù umano e divino; mortale ed eterno; sospeso tra terra e cielo; l’innocente giustiziato in mezzo a ladri condannati.
La parte più politica e urgente del discorso si è poi concentrata sulla crisi umanitaria in corso a Gaza e in Libano. Slaney ha scelto come associazione benefica dell’anno “All We Can“, che gestisce una campagna dedicata alla giustizia nel Medio Oriente (Middle East Justice Appeal) in collaborazione tra la Chiesa Metodista in Gran Bretagna e la Chiesa Riformata Unita. L’appello è sostenuto attraverso una raccolta fondi dedicata e uno stand informativo allestito durante i giorni della conferenza.
A questo proposito, Mark Slaney ha presentato tre precisi atti di solidarietà:
- Sostegno a Kairos 2: il documento pubblicato nel 2025 dall’Iniziativa ecumenica cristiana palestinese, considerata la voce autentica dei cristiani palestinesi.
- Pressione internazionale sul Regno Unito: la richiesta al governo britannico di adempiere totalmente agli obblighi del diritto internazionale sulla situazione in Israele/Palestina.
- Opposizione alla pena di morte: l’appello a contestare la recente legge israeliana che introduce la pena di morte per i prigionieri palestinesi giudicati dai tribunali militari.
“La Connexion della Chiesa Metodista (la rete interdipendente di chiese e comunità metodiste che collaborano come un unico corpo solidale) sta affrontando tematiche rilevanti e che si possono trovare anche in molte altre chiese in Europa: diminuzione dei membri, calo delle vocazioni pastorali, riflessione sulle sfide sociali del tempo presente, significato della vocazione della Chiesa in Europa oggi.
In particolare la Conferenza di quest’anno discuterà alcune importanti tematiche sociali: riduzione drastica delle emissioni di CO2 nella chiesa per giungere ad un impatto 0 nel 2030, riflessione sull’accompagnamento alla morte, riflessione sulla giustizia riparativa pensando alla responsabilità della chiesa in passato sulle tematiche della schiavitù, la decolonizzazione, le sfide per la pace e la riconciliazione partendo dalla guerra in Ucraina e in Medioriente soprattutto a Gaza.
A queste tematiche sociali, che riflettono l’importanza della vocazione pubblica della chiesa, si aggiungono tematiche strettamente interne: come proseguire le relazioni ecumeniche con la Chiesa Anglicana e la partecipazione online alla Cena del Signore.
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