Testimoniare l’amore ricevuto
Un giorno una parola – commento a Efesini 5, 1-2
“Tornate o figli traviati”, dice il Signore, “poiché io sono il vostro Signore; vi prenderò e vi ricondurrò a Sion”
Geremia 3, 14
Siate dunque imitatori di Dio, come figli amati; e camminate nell’amore come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio
Efesini 5, 1-2
Dio ci invita a tornare a Lui, a seguirlo, ci chiama figli e figlie amate e non importa quali nefandezze siamo capaci di fare, il Signore mantiene la sua promessa di farci vivere nell’amore. Come possiamo abbandonare un Padre, una Madre amorevole? Eppure, ogni giorno ci allontaniamo dagli insegnamenti di Gesù e li dimentichiamo. C’è chi pensa che Gesù sia un personaggio inventato, alla stregua di Superman o Babbo Natale. Chi si dice ateo, chi non interessato, chi è lontano da ogni coinvolgimento spirituale. Ogni volta mi chiedo: cosa posso fare? Come interagire? Se la storia di Gesù è vista come una favola da raccontare ai bambini, come posso dimostrare il contrario?
Ho solo una cosa da fare, testimoniare con il mio atteggiamento cos’è l’amore, riconoscere di aver ricevuto un dono e far sapere come è cambiata la mia vita. Sono consapevole che si può sembrare esaltati e infastidire gli altri con la propria sicurezza data dalla fede. Eppure, noi credenti siamo chiamati a parlare, a lasciare una traccia e non dobbiamo certo nascondere cosa proviamo, cosa abbiamo compreso e come la lettura della Bibbia ci ha accompagnato nella vita.
Andare in chiesa, vivere la comunità come scambio e sostegno reciproco, sono cose rare e che non possiamo farci portare via da chi ci provoca e ci ridicolizza perché non comprende, non conosce o rifiuta il messaggio di Gesù. Naturalmente è difficile insistere, se siamo attorniati da persone che non si vogliono porre domande, ma rimanere coerenti con la nostra fede, onesti e capaci di portare avanti i nostri principi farà la differenza e qualche domanda in più sorgerà anche nella mente delle persone più disinteressate e che in apparenza non vogliono farsi coinvolgere.
Penso che la più grande solitudine sia quella di avere un cuore chiuso alla ricerca spirituale, che si senta un vuoto incolmabile, anche quando si pensa di stare bene. In realtà siamo molto fragili e incapaci di affrontare le difficoltà della vita, quando nel nostro cuore non sentiamo la grande forza della fede. Amen.