Associazione mondiale per la comunicazione cristiana contro la misoginia

Un progetto della Wacc in Nigeria dà potere agli utenti dei social media per contrastare le narrazioni misogine

 

Un progetto sostenuto dall’Associazione mondiale per la comunicazione cristiana (WACC) in Nigeria e guidato dalla Media & Gender Enlightenment Initiative (Megein) ha sensibilizzato l’opinione pubblica sui diritti delle donne in materia di comunicazione digitale, al fine di supportare la loro partecipazione online e creare spazi sul web più sicuri.

«Le voci delle donne vengono soppresse, messe a tacere e controllate da pratiche discriminatorie, da atteggiamenti sociali impliciti, norme culturali e valori patriarcali nella vita reale», afferma Nkem Fab-Ukozor, direttrice del progetto presso Megein. «Questo non cambia negli spazi dei media tradizionali e digitali».

 

Gli attacchi o i discorsi d’odio sui social media inducono spesso le donne all’autocensura anziché spingerle a parlare e a esprimersi liberamente, osserva.

«Quando sono costrette a tacere, si perde un’enorme quantità di conoscenza e di potenziale intrinseco delle donne».

Il monitoraggio dei social media rivela atteggiamenti profondamente misogini.

 

Il team di monitoraggio ha analizzato circa 6.000 contenuti facebook, tra i quali i post con testi e video, commenti e condivisioni. Le interviste di follow-up con le donne vittime di contenuti offensivi hanno fornito informazioni sull’impatto emotivo e psicologico.

Due terzi di tutti i post misogini osservati utilizzavano deliberatamente un linguaggio disumanizzante e offensivo, senza alcun tentativo di nascondere l’intenzione di chi li pubblicava. Oltre il 90% dei contenuti misogini online era di tipo testuale.

«Le persone dietro questi contenuti sono persone istruite – osserva Fab-Ukozor – non si tratta di principianti o analfabeti con dispositivi tecnologici».

Sebbene oltre il 60% di questi contenuti sia stato pubblicato da uomini, quasi due post su dieci sono stati scritti da donne.

 

«È sconcertante constatare che le donne possano nutrire un tale odio verso le altre donne», afferma Fab-Ukozor. «Ciò dimostra quanto profondamente gli atteggiamenti misogini siano radicati nell’intera società».

Sfruttando questa consapevolezza, Megein ha avviato un programma di sensibilizzazione attraverso workshop partecipativi di due giorni, tenuti in ciascuno dei cinque stati del sud-est della Nigeria.

Ogni workshop si è concentrato sui diritti di genere digitali e sull’importanza di un dato dirimente: che le donne si uniscano per contrastare la misoginia online. Tuttavia, le reazioni delle partecipanti hanno rivelato quanto profondamente radicata sia la discriminazione di genere.

 

Nonostante molte abbiano subito o assistito a episodi di odio online, «la maggior parte delle donne ignora i propri diritti sui social media e non desidera ricorrere alle vie legali», riferisce Fab-Ukozor prodseguendo, «non ritengono necessario difendersi con argomentazioni più solide e strutturate quando vengono attaccate con discorsi d’odio».

Durante i workshop sono stati distribuiti volantini che denunciavano la misoginia e incoraggiavano le donne a contrastare l’odio online. Megein ha pubblicato contenuti della campagna sui propri canali social per raggiungere un pubblico più ampio.

Il progetto ha coinvolto direttamente quasi cinquecento donne, tra cui blogger influencer dei social media, e ha raggiunto oltre duecento uomini, alcuni dei quali giornalisti, che hanno ulteriormente diffuso il messaggio.

 

La maggior parte delle partecipanti al workshop ha affermato di aver acquisito importanti conoscenze sui propri diritti di comunicazione digitale.

Il 60% ha successivamente incrementato la propria presenza online, un risultato che ha superato le aspettative di Megein.

«[Siamo] fiduciose e fiduciosi che le partecipanti continueranno a utilizzare i social media per esprimere sé stesse e la propria identità», si legge nel rapporto del progetto.

 

«Il cambiamento più importante è l’aumento della consapevolezza sulla portata dei contenuti misogini presenti sui social media», conclude Fab-Ukozor «è la consapevolezza del potere insito nel diritto delle donne di poter contrastare la narrativa negativa che le riguarda».

Megein continuerà a combattere la misoginia online e utilizzerà i risultati della sua ricerca per attività di sensibilizzazione presso le autorità governative, i media e gli influencer.