Assemblee, vita di fede e speranza
Le recenti Conferenze distrettuali delle chiese valdesi e metodiste hanno messo in luce l’importanza della democrazia e al tempo stesso hanno portato attenzione alla sofferenza che percorre la nostra società
Nel mese di giugno si sono svolte le quattro Conferenze dei quattro Distretti in cui sono presenti le chiese valdesi e metodiste e le loro opere: quattro incontri di lavoro intenso, improntati innanzitutto all’ascolto della Parola. E quindi, se si dovesse tirare un primo elemento di valutazione su questo snodo importante dei nostri calendari ecclesiastici, direi che proprio la consapevolezza della costruzione collettiva delle decisioni ha caratterizzato questa recente “tornata”, su cui scriveremo diffusamente nel prossimo numero.
Costruire collettivamente le decisioni è impegnativo: richiede un processo di studio, di analisi dei dati e confronto delle motivazioni degli uni e delle altre, comporta un alternarsi di speranze e di preoccupazioni. Nessuno stupore se alcune tematiche si ripresentano di anno in anno: la mutazione degli scenari nella società e anche nelle nostre chiese, alle prese con il declino numerico, spingono a cercare nuove strategie, nuove soluzioni; a reagire, tenendo presenti alcuni punti fermi, che hanno avuto la loro risonanza.
Il primo è proprio la struttura della chiesa, struttura che sembra macchinosa, ma è garanzia di collegialità, di pluralismo, e di stabilità. Se pensiamo a come si sono rese evanescenti altre strutture del vivere civile e sociale, un tempo occasione di formazione e crescita culturale (partiti politici in testa), teniamoci stretta una costruzione oggi rara.
Per fare fronte al calo numerico e anche al calo delle vocazioni – si è detto in più di un Distretto – serve formazione: servirà fantasia nello stimolare l’esercizio di ministeri rinnovati nella loro espressione, sempre avendo come riferimento l’ordinamento e quindi le Discipline. Un animus nuovo in un quadro che è da ritenersi ancora solido. La formazione non sarà mai fine a sé stessa, ma si costruisce a partire dal messaggio evangelico – il culto, è stato detto in un gruppo di lavoro, è la prima “tessera” della formazione del o della credente.
La formazione non finisce mai, e soprattutto non potrà essere distaccata da ciò che avviene intorno alle nostre chiese: un mondo di sofferenza e di conflitti; un mondo (in particolare la nostra Europa) in cui l’immigrazione viene vista solo come problema di sicurezza o addirittura come occasione di sfruttamento crudele; un mondo percorso da guerre e solitudine, da annullamento dei diritti. E tuttavia un mondo a cui dobbiamo dare una parola di speranza. O meglio, come ha detto un documento elaborato dalla Conferenza del III Distretto, si tratta di «praticare la speranza». Per questo è necessaria la fede, e la fede si rinsalda tra fratelli e sorelle, tra chiese sorelle, nel confronto e nell’edificazione reciproca. Allora i momenti assembleari non sono “passaggi formali”, ma espressione di vita credente. A ogni assise segue un impegno per tutti e tutte, per tutto l’anno a venire.