Un mondo completamente nuovo

Un giorno una parola – commento a Geremia 2, 2

 

«Va’, e grida alle orecchie di Gerusalemme: “Così dice il Signore: io mi ricordo dell’affetto che avevi per me quando eri giovane, del tuo amore da fidanzata, quando mi seguivi nel deserto, in una terra non seminata»
Geremia 2, 2

 

Siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che manteniamo ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio
Ebrei 3, 14

 

Il ricordo (zakar) di Dio dev’essere urlato a Gerusalemme, perché il popolo vive in mezzo alla confusione di troppe voci e tradizioni che oscurano la vera Parola rivolta da Dio al suo popolo. Il ricordare divino vuole riesumare il cadavere del ricordo di Israele quando era una ragazza. Loro devono ricordare l’amore della giovinezza. La parola ahaba “amore” e il verbo aheb “amare” hanno delle sfumature che noi, in preda all’amore romantico, puro sentimento interiore che va e viene, si oscura, fiorisce e decade come fiore d’un giorno, ha irrimediabilmente perso. Per esempio, porta in sé la banale premessa della fedeltà hesed, la solidità dell’amare testardo, si tratta anche e soprattutto di un rapporto di alleanza insidiata da mille nemici e ostacoli ma che occorre difendere con tenacia e risolutezza. Questo deve ricordare Israele, che ha dimenticato Dio per correre dietro agli amanti (le nazioni attorno) per compiere con loro azioni vergognose.

 

L’amore era nato nel deserto il luogo dove non si può seminare. Israele veniva dall’Egitto, esempio di successo nella semina, una società fertile, ricca e prospera perché aveva seminato in ogni ordine della società il giusto seme per produrre la loro civiltà che però era scaduta, non nel servire la vita, ma nell’adorazione della morte: la vita dell’intero Egitto consisteva nell’edificare la tomba di Faraone. Israele, giovane fidanzata era stata portata da Dio nel luogo dove non si poteva seminare perché doveva nascere una società completamente nuova: senza schiavi né padroni di schiavi, senza divinità della morte o signori della vita, ma fondata sulla Parola di un Dio in rapporto di alleanza con il suo popolo.

 

Nella terra da costruire partendo da zero occorreva costruire una società di uguali dove ciascuno/a doveva ricevere la propria porzione di terra dove seminare la propria esistenza “libera” in fedeltà al rapporto di alleanza con Dio. Il contrasto nel testo è forte, Israele ha dimenticato il rapporto con Dio, Dio non può dimenticare e “urla” alle orecchie di Gerusalemme perché ricordi (si penta e ritorni teshubà) all’amore della sua giovinezza per seminare di nuovo il seme del futuro di un mondo senza schiavi né padroni di schiavi. Amen.