No alle terapie di conversione

Lo dice il Consiglio della chiesa riformata svizzera

 

Il Consiglio della Chiesa evangelica riformata in Svizzera (Ceris) respinge categoricamente ogni misura volta a modificare o a reprimere l’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione di genere nei minori e/o negli adulti. Lo racconta il giornale delle chiese protestanti svizzere del Canton Ticino “Voce Evangelica“. Le cosiddette misure di “conversione” non hanno alcun fondamento scientifico, né dal punto di vista medico-psicoterapeutico né da quello della sessuologia. A opporsi inequivocabilmente a tali pratiche vi sono anche ragioni teologiche ed etiche. Il Consiglio della Ceris pubblica quindi la presa di posizione “Accompagnamento spirituale e orientamento sessuale”[disponibile in francese e in tedesco] e chiede che le misure di conversione vengano vietate, anche ricorrendo a mezzi legali.


Segue il comunicato stampa della Ceris.

 

Già dal 2016 la questione dell’opportunità di vietare certe pratiche volte a modificare o a reprimere l’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione di genere nei minori e/o negli adulti viene dibattuta a livello federale. Mentre diversi cantoni hanno già adottato divieti, il Parlamento federale segna il passo. Due dossier sono attualmente all’esame del Consiglio federale e del Parlamento. Da un lato si attende un rapporto del Consiglio federale commissionato a marzo del 2022 (21.4474): deve chiarire la portata delle “terapie di conversione” in svizzera e valutare se il diritto vigente sia sufficiente per contrastare in modo adeguato le pratiche problematiche in questo ambito. La Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale ha da parte sua adottato ad agosto del 2022 una mozione di commissione (22.3889) volta a incaricare il Consiglio federale di elaborare le basi legali per un divieto corredato di una corrispondente norma penale. Per la maggioranza della commissione non c’è oggi alcun dubbio riguardo alla necessità di un intervento legislativo. La mozione figura dall’inizio del 2023 all’ordine del giorno della commissione omologa del Consiglio degli Stati incaricata dell’esame preliminare. Come il Consiglio federale, quest’ultima sottolinea nel suo comunicato stampa del 16 agosto 2023 che essa respinge chiaramente “le terapie di conversione volte a modificare l’orientamento sessuale degli esseri umani”. Prima di prendere in considerazione un’eventuale legislazione, desidera tuttavia attendere il rapporto del Consiglio federale, che a tutt’oggi non è ancora stato pubblicato. Da quasi tre anni nulla si è mosso a livello federale su questo dossier.

 

Posizione del Consiglio della Ceris


Nel corso degli ultimi anni il Consiglio si è occupato a più riprese, per ovvi motivi, dei tentativi di influenza mirati e delle pratiche volte a modificare l’orientamento sessuale. Le misure che mirano a “invertire” o a reprimere l’orientamento sessuale hanno a volte origine in concezioni religiose dell’essere umano e di Dio e riguardano quindi molto concretamente pratiche all’interno dello stesso ambito ecclesiastico. La Ceris e le sue chiese membro hanno qui una duplice responsabilità: da un lato sono tenute, per un dovere nei confronti dei loro membri e del pubblico, a chiarire e a comunicare le proprie posizioni in materia di etica sessuale; dall’altro lato devono garantire la protezione dell’integrità personale e il rispetto dell’etica professionale corrispondente nell’accompagnamento spirituale. È in questo spirito e a tal fine che il 21 maggio 2026 il Consiglio ha pubblicato la presa di posizione “Accompagnamento spirituale e orientamento sessuale”[disponibile in francese e in tedesco]. Per il Consiglio una cosa è chiara: le pratiche definite Sexual Orientation Change Efforts (SOCE) non soltanto sono prive di fondamento da un punto di vista medico-psicoterapeutico e sessuologico, ma la Ceris vi si oppone fermamente anche per ragioni teologiche ed etiche. Pratiche del genere possono rappresentare un pesante fardello psicologico per le vittime. In un contesto religioso esse costituiscono un abuso spirituale quando l’orientamento omosessuale o l’identità transgender sono denigrati sul piano religioso. Questa posizione è divenuta una pratica obbligatoria all’interno delle chiese evangeliche riformate in Svizzera attraverso una serie di misure e linee guida volte a proteggere l’integrità personale. (Per esempio, il piano di protezione della Chiesa evangelica riformata di Zurigo, del 2022, stabilisce a pag. 19: “Sono in particolare vietati gli esorcismi, le terapie di conversione e ogni altra pratica spirituale manipolatoria”).

 

Necessità di un’azione politica

Dopo un esame approfondito, il Consiglio è giunto alla conclusione che le terapie volte a modificare o a reprimere l’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione di genere nei minori e/o negli adulti devono essere vietate anche ricorrendo a mezzi legali. Ritiene che un divieto di proporre, intermediare e promuovere terapie di questo tipo, accompagnato da sanzioni penali adeguate, possa avere un importante effetto preventivo.
Per quanto riguarda l’eventuale formulazione giuridica di un tale divieto, il Consiglio fa notare che bisogna tener conto dei diritti all’autodeterminazione della persona e che una norma penale corrispondente deve essere elaborata con la dovuta cura sotto il profilo dell’etica e della sistematica giuridica. Lo sviluppo sessuale dei fanciulli e dei giovani richiede una protezione particolare contro l’ingerenza di terzi.

 

(da: eks-eers; trad.: G. M. Schmitt)