Coltivare dignità nel tempo delle fragilità

Il racconto da Firenze del Convegno Nazionale della Diaconia Valdese – Servizi Salute su persone anziane e non autosufficienza

 

L’intera struttura sociale del Paese sta invecchiando rapidamente, non solo la sua popolazione. La gestione della grande anzianità, della non autosufficienza e delle persone affette da demenza non rappresenta più un dossier settoriale da rimandare a scadenze future, ma si presenta come il tema epocale dei prossimi cinque anni. I numeri in arrivo non lasciano spazio a interpretazioni: la quota di over 65 ha raggiunto il 24% e ci troviamo di fronte a una vasta platea di anziani senza figli o reti familiari. Una vera e propria bomba sociale, in cui oltre ventitré miliardi di euro all’anno vengono spesi tra famiglie ed enti pubblici per l’accompagnamento delle persone con demenza, arrivando a coinvolgere nella cura più di sei milioni di italiani, uno su dieci.

 

Questa emergenza demografica, sociale e politica è stata al centro del Convegno nazionale dell’Area Servizi Salute della Diaconia valdese, intitolato «Coltivare dignità: tessere legami di cura nel tempo della fragilità», svoltosi a Firenze nella cornice di Palazzo Salviati. Un focus centrale è stato dedicato al mondo, spesso invisibile, dei caregiver familiari: congiunti e figli che offrono tempo, energie e denaro, coprendo l’80% del carico di lavoro accanto a badanti e operatori. Loredana Ligabue (presidente dell’Associazione Carer) ha evidenziato la necessità di un riconoscimento formale di questo ruolo: non una mera monetizzazione, ma l’attribuzione di precisi diritti esigibili, fra i quali anche quello di poter scegliere se assumere o meno questo ruolo.

 

Altrettanto cruciale è il ruolo dei servizi socio-sanitari, residenziali e semiresidenziali, che poggiano sulle professioni di cura. Questo settore unisce oggi tre fragilità: la pesantezza fisica del lavoro “di mano”, il carico psicologico di un’assistenza h24 e la complessità dell’interfaccia relazionale. Criticità che si traducono in organici insufficienti e retribuzioni inadeguate, schiacciando gli operatori nella morsa delle “5P”: un lavoro Pesante, Pericoloso, Precario, Poco pagato e Poco riconosciuto. Alessio Gramolati (segretario generale Spi-Cgil Toscana) ha denunciato un’assurda frammentazione contrattuale, con ben 70 contratti di lavoro nel settore, di cui solo 12 firmati dai sindacati confederali. Per questo Daniele Massa (presidente della Diaconia valdese Csd) ha richiamato l’urgenza di convergere verso un contratto unico di settore, prerequisito essenziale per aumentare i salari e ridare dignità ai lavoratori.

 

Per orientare le scelte politiche servono però dati scientifici e proiezioni oggettive. Nicola Vanacore (direttore dell’Osservatorio Demenze dell’Iss) ha proposto un confronto impietoso sulla prevenzione, oggi unico strumento per ridurre l’impatto della patologia: l’Italia investe appena 45 milioni di euro, a fronte degli 1,5 miliardi della Francia e dei 4 miliardi della Corea del Sud. Che il cambiamento sia possibile lo ha mostrato anche la proiezione serale del documentario olandese Human Forever di Jonathan de Jong e Teun Toebes, distribuito in Italia dalla Diaconia valdese, un’opera che ribalta lo sguardo sulla demenza dimostrando che nulla è ineluttabile se la politica decide di scegliere.

Oltre che dalla ricerca scientifica, il sapere e la conoscenza sono alimentati anche dal quotidiano lavoro sul campo. Le riflessioni sulle esperienze territoriali della Diaconia valdese (Marta Casalone Rinaldi, Marcello Galetti e Federica Dotta) indicano chiaramente la strada verso servizi aperti, connessi in rete con il territorio, che si integrano con il protagonismo attivo delle reti familiari e amicali. Il protagonismo e la dignità come diritto sono anche al centro dello sviluppo di servizi specifici come la musicoterapia (Giacomo Downie) e le attività assistite con animali (Ilaria Ambrosino e Stefania Crescioli).

 

L’incontro della ricerca, delle organizzazioni di rappresentanza, della politica (Nicola Paulesu, assessore al Welfare del Comune di Firenze), della riflessione operativa e diaconale costituisce un modo di fare teologia pubblica, cioè di farsi portatori di cambiamenti concreti e di prospettive di pensiero nell’ottica della venuta del Regno di Dio.

Chiunque, nella prossima legislatura, andrà a Palazzo Chigi deve sapere che dovrà fare i conti con la questione dell’accompagnamento dei grandi anziani e delle persone con demenze: già oggi milioni di italiani ne sono coinvolti. Sarebbe un ottimo, concreto e vero tema da campagna elettorale.