Gesù risorto, inizio di una nuova umanità

Un giorno una parola – commento a I Corinzi 15, 20

 

Io so che il mio Redentore vive

Giobbe 19, 25

 

Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti

I Corinzi 15, 20

 

In queste parole l’apostolo Paolo non ci consegna una semplice consolazione religiosa, ma una verità che cambia il presente. Gesù non è soltanto un maestro del passato né un martire da ricordare con commozione: egli è il Vivente. La risurrezione non è il lieto fine di una storia triste, ma l’irruzione della potenza di Dio nel cuore della morte. Quando Paolo chiama Cristo “primizia”, ci invita a guardare al primo frutto che annuncia tutto il raccolto. Gesù risorto non è un caso isolato: è l’inizio di una nuova umanità. In lui vediamo ciò che Dio ha preparato per coloro che gli appartengono. La vittoria di Gesù è la garanzia della nostra speranza.

 

Per questo chi crede non nega il dolore, non finge che il sepolcro non esista, ma sa che il sepolcro non ha più l’ultima parola. In Cristo, Dio ha già pronunciato il suo sì alla vita. Questa parola allora interroga anche il nostro oggi. Se Cristo è risorto, la fede non è abitudine, ma comunione con una presenza viva. Se Cristo è risorto, il peccato non è una catena inevitabile, il fallimento non è una sentenza definitiva, le lacrime non sono senza promessa. Il Risorto ci precede, ci apre la strada, ci chiama a vivere già ora da uomini e donne della Pasqua.

 

Ogni gesto di amore, ogni scelta di fedeltà, ogni atto di perdono porta il segno del mondo nuovo inaugurato da lui. La primizia è già apparsa: dunque il raccolto verrà. Perciò la Chiesa non vive di nostalgia, ma di attesa fiduciosa. E il cuore della persona credente, anche nella prova, può dire: poiché Cristo vive, anche noi vivremo. Amen.